
Anziani, giovani ma non solo. L’attività degli Istituti sociali di Lugano, a prescindere della crisi, è e rimane intensa. Questa mattina è stato presentato il bilancio di attività del 2008. Un anno carico come dimostrano le cifre. Per quanto riguarda gli anziani le cinque strutture luganesi – Casa Serena, Residenza al Castagneto, Residenza Gemmo, Centro la Piazzetta e Residenza alla Meridiana, alle quali si aggiungerà nel 2012 la nuova casa anziani di Pregassona - hanno accolto 650 residenti (511 donne e 139 uomini) con un’età media di 86,5 anni. Il 60 % dei residenti proviene dalle strutture ospedaliere al termine di periodi di degenza acuti. Il restante 40% è caratterizzato da persone anziane che sono state assistite dai servizi operanti sul territorio in un’ottica di mantenimento a domicilio. Il fabbisogno cittadino riguardante il collocamento in casa anziani, grazie alla nuova struttura di Pregassona, sarà garantito almeno fino al 2015. Aumentano di una trentina di unità rispetto al 2007 le segnalazioni al Servizio di accompagnamento sociale. Ma ad aumentare è anche il carico di lavoro: lo scorso anno gli assistenti sociali hanno aperto 238 nuovi casi pari a una media di 20 segnalazioni al mese, per un totale di 658 dossier. A richiedere l’intervento sociale sono sempre di più i giovani. Dal 2006, segnalano gli Istituti sociali comunali, il Servizio di accompagnamento vincola la richiesta di prestazioni assistenziali dei giovani under 25 ad una presa a carico degli assistenti sociali. Una scelta che ha permesso di evitare l’elargizione di prestazioni economiche in favore di percorsi alternativi come il reinserimento professionale. Per quanto riguarda i dati dell’Ufficio intervento sociale, un dato su tutti emerge: la maggioranza delle persone che chiedono l’assistenza (il 61%) sono perone singole. “La politica e l’opinone pubblica forse sono ancora troppo condizionati dall’immagine del single benestante con la Porsche” ha dichiarato il capo dicastero Lorenzo Quadri che aggiunge “I dati evidenziano che le persone sole soffrono sempre di più e spesso non possono nemmeno contare su una rete familiare. E’giusto pensare a politiche di sgravio per le famiglie, ci mancherebbe altro, ma bisognerebbe chinarsi anche su aiuti fiscali in favore dei single”. Tra i diversi problemi che in futuro rischiano di riacutizzarsi a causa della crisi, c’è quello delle persone che non pagano la cassa malati. A Lugano sono 2900. In 100 di questi casi l’intervento sociale ha permesso di trovare una soluzione per la riattivazione delle prestazioni. “Il nostro intervento, in collaborazione col Cantone, è volto a individuare caso per caso per aiutare al meglio le persone che non riescono a pagare la cassa malati. Ma allo stesso tempo vogliamo responsabilizzare coloro che in realtà potrebbero pagare con una gestione più accurata delle finanze domestiche” spiega il direttore degli Istituti sociali Paolo Pezzoli. Nella conferenza stampa di presentazione dell’attività si è parlato anche del nuovo Regolamento comunale sulle prestazioni in ambito sociale. 282 sono stati gli interventi in base al regolamento. Si tratta di misure straordinarie e puntuali come le spese odontoiatriche, spese per servizi funebri, garanzia per la locazione e altri eventi straordinari. Ma il regolamento è stato anche oggetto di scontro politico a Lugano. Per il capo dicastero Lorenzo Quadri é necessario permettere a più persone di usufruire del milione di franchi messo a disposizione dal regolamento. “I bisogni sociali sono in continuo mutamento e spesso se ne aggiungono di nuovi. E’necessario disporre di un regolamento flessibile e meno rigido. Non si può pretendere di fare una lista della spesa esaustiva e pensare che così si sia dato una risposta a tutti i bisogni della popolazione più sfavorita”. [email protected]
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