
Manca poco più di un mese al voto e la campagna sull'iniziativa «200 franchi bastano» è entrata nel vivo. Oggi il comitato favorevole ha spiegato le proprie ragioni. La principale? A detta loro, anche con una riduzione del canone è possibile fare dell'ottimo servizio pubblico. «Una quindicina di anni fa c’erano 1’200 dipendenti in meno alla SSR rispetto agli attuali. Non credo che 15 anni fa avessimo un pericolo per la democrazia, per la coesione nazionale, per il pluralismo; mi sembra terrorismo psicologico». Parola di Marco Chiesa, che assieme ad altri sostenitori all’iniziativa sono passati all’attacco spiegando punto per punto perché, secondo loro, il canone radiotelevisivo andrebbe ridotto rispetto agli attuali 335 franchi.
Chiesa: «Il Ticino sarà sempre più favoritoo rispetto ad altre regioni»
La SSR, sostiene sempre Chiesa, con 850 milioni all’anno potrebbe continuare a fare dell’ottimo servizio pubblico. Però è indubbio che dal canone il Ticino riceva quattro volte ciò che paga. Meno entrate, meno posti di lavoro, meno indotto per le aziende. Votare ‘sì’ non è tirarsi la zappa sui piedi? «Il Ticino sarà sempre più favorito rispetto ad altre regioni della Svizzera italiana. Dobbiamo concentrarci su quello che è il servizio pubblico: è informazione o intrattenimento? È su questo che bisogna concentrarci».
Quadri: «La SSR è in difficoltà per le sue promesse non mantenute»
Secondo il consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, è ora tempo che la SSR si ridimensioni e si allinei ai tempi che stiamo vivendo, attenendosi al proprio mandato: informazione, approfondimento e cultura. «Purtroppo negli anni la SSR è cresciuta e continua a farlo in modo incontrollato, malgrado le promesse fatte dopo la votazione ‘No Billag’», afferma Quadri. «E ora si trova in una situazione di difficoltà, ma è la stessa SSR che non è stata sufficientemente previdente, non mantenendo le promesse».
Questione piccole imprese
Poi c’è il capitolo PMI, rappresentate dal consigliere agli Stati e presidente dell’USAM, Fabio Regazzi. Le aziende risparmierebbero annualmente circa 180 milioni. Ed è il mancato compromesso politico su questo punto ad aver spinto l’USAM nelle braccia dei favorevoli. «Un canone ingiustificato. Le aziende non ascoltano la radio e non guardano la televisione, ma devono pagare in base al proprio fatturato. Sosteniamo l’iniziativa perché è l’unico modo per raggiungere il nostro obiettivo, visto che il Parlamento non ha voluto sentir ragione, accettando un controprogetto che andava in questa direzione».

