
I 20 milioni di franchi - attinti dalla perequazione finanziaria - quale "compensazione" promessi dal Consigliere federale Ueli Maurer al Ticino per i mancati introiti derivanti dal nuovo sistema d'imposizione dei frontalieri non bastano. Lo ha dichiarato all'ats il Consigliere agli Stati Fabio Abate (PLR/TI), secondo cui la vera posta in gioco è l'accesso ai mercati finanziari per i nostri operatori.
A suo parere, ventilare una modifica della perequazione finanziaria, così come chiede un postulato del Consiglio nazionale accolto l'anno scorso, non può essere utilizzata come scusa per "compensare" il Ticino.
Concretamente, l'atto parlamentare chiede alla Confederazione di valutare un eventuale abbassamento dal 75% al 50% della ponderazione dei redditi dei frontalieri nel potenziale di risorse.
Come spiegato all'ats dalla Consigliera nazionale Marina Carobbio (PS/TI), all'origine del postulato in seno alla Commissione delle finanze, la sua proposta di modifica della perequazione trae origine dalle risposte alla consultazione riguardante il rapporto sull'efficacia di questo sistema nel periodo 2012-2015. L'idea di modificare la perequazione, secondo Carobbio Guscetti, è quindi indipendente dai problemi con l'Italia riguardo il regime di tassazione del frontalieri. Il calcolo su cui ci si basa attualmente non è infatti più attuale.
Anche per il "senatore" Fabio Abate, il postulato in questione, e i problemi che solleva, sono indipendenti dalle trattative fiscali con l'Italia. Si tratta, insomma, di un dato acquisito che non si può, a suo avviso, usare quale "compensazione" per il Ticino. La vera posta in gioco, a suo parere, "è l'accesso ai mercati finanziari per il nostro sistema bancario in sofferenza".
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

