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Ticino
20 fotografi contro il Municipio: "Ci manca di rispetto"
Redazione
11 anni fa
Non piace a tutti il concorso fotografico indetto dalla Città di Lugano. "Ad ognuno il proprio mestiere"

Il Comune di Lugano ha recentemente lanciato un concorso fotografico, promosso dall'Ufficio Quartieri in collaborazione con l'Istituto scolastico e le Commissioni di Quartiere, con l'obiettivo di mettere in luce gli angoli più caratteristici dei vari quartieri della città.

Un concorso aperto a tutti, ma che a quanto pare non piace ai fotografi.

Almeno non ai 20 fotografi che ieri hanno indirizzato una missiva al Municipio per criticare il concorso da lui indetto.

"Abbiamo preso atto del lancio del concorso fotografico" scrivono i venti fotografi luganesi nella loro missiva. "Il bando di concorso è perlomeno ingenuo, e dimostra che chi lo ha redatto ha poca dimestichezza con la fotografia."

"La richiesta di una risoluzione minima di 300 dpi senza l'indicazione delle dimensioni della fotografia è un criterio incompleto, che così espresso non serve a nulla" proseguono. "Inoltre, per un'utilizzazione in vari ambiti, come da intenzione espressa nel bando di concorso, il presupposto è il formato RAW, il JPEG serve solo per la presentazione del lavoro e per la visualizzazione a schermo."

"E, con tutto il rispetto, una giuria composta da ben 22 persone, con poca competenza in materia fotografica, è poco efficiente" aggiungono i fotografi. "Ad ognuno il proprio mestiere."

"Soprattutto non è ammissibile" scrivono ancora i fotografi, "l'utilizzo gratuito di fotografie per un sito pubblico di una città, una città che si definisce grande. La fotografia è una professione, e va rispettata e valorizzata. Il fotografo professionista vive di fotografia. È un mestiere che comporta molte spese (non retribuite), tempi di lavoro senza limiti, e un apprendimento continuo. Inoltre nel nostro territorio vi sono alcuni fotoamatori che hanno acquisito una grande competenza, con sacrifici e passione."

"Un concorso come quello da voi lanciato manca di rispetto a tutti noi" affermano.

"A voler coinvolgere gli abitanti del quartiere - e questo potrebbe essere un bel progetto - la via potrebbe essere quella di un lavoro educativo sulla lettura del territorio, da fare con le scuole" scrivono ancora i fotografi. "Un lavoro che andrebbe preparato, con un concetto preliminare, e seguito nel tempo, durante un intero anno scolastico, condotto da insegnanti di educazione visiva o da fotografi. Questo porterebbe a una vera presa di coscienza del quartiere in cui si vive, e non a scatti superficiali."

"L'esperienza di molti di noi, coinvolti a più riprese in giurie di concorsi fotografici amatoriali, lanciati con entusiasmo, ma infine senza capo né coda, dimostra che il risultato è nullo (con pochissime eccezioni), anzi, controproducente, poiché non porta a nessun tipo di riflessione, e favorisce l'assenza di senso critico, necessario per un vero apprendimento" aggiungono. "Bisogna anche chiedersi quale immagine corrisponda alla realtà."

"I quartieri di Lugano non sono solo rose e fiori e scorci idilliaci idealizzati. È una realtà complessa, e sarebbe di arricchimento per la città stessa un'esplorazione fotografica approfondita, tramite un mandato pubblico creato con i giusti presupposti" scrivono ancora i fotografi, fornendo i seguenti esempi: "La richiesta preliminare dell'inoltro di un'idea di progetto inerente al tema, con la scelta di un quartiere specifico. La creazione di una giuria competente, che valuta i progetti a cui dare il mandato. Un mandato per ogni quartiere. Una giusta retribuzione per ogni progetto scelto."

"Un lavoro così impostato, oltre a mostrare la bellezza del comprensorio cittadino, può essere un contributo all'evidenziazione di problemi e della loro possibile soluzione. L'immagine fotografica mostra aspetti che vanno oltre alle statistiche e agli studi specifici. Tocca altri ambiti, altrettanto importanti, più vicini al vissuto quotidiano e alla vita. E dunque dovrebbe essere una componente indispensabile della costruzione della città, presente e futura. E della sua politica culturale" aggiungono.

"Il discorso da noi fatto non si limita al concorso in questione, ma è l'occasione per un contributo costruttivo che riguarda la documentazione e l'interpretazione fotografica dell'intero territorio cantonale, documentazione carente e lasciata unicamente ad iniziative individuali, e dunque parziale e senza un filo conduttore" scrivono in conclusione i fotografi. "Siamo coscienti che il concorso da voi proposto non ha queste pretese, ma il nocciolo dell'idea potrebbe venire ripensato e sviluppato in varie direzioni, come da noi ipotizzato."

Seguono 20 firme: Antonietti Sacha, Bicca Christian, Boggia Enrico, Cavadini Luca, Crivelli Giosanna, Doswald Franziska, Engeler Michele, Ghidini Walter, Magni Oleg, Mattei Franco, Mengani Simone, Meniconzi Alessandra, Mucchiut Roberto, Passos Zylberberg Michel, Pedrazzini Massimo, Pellegrini Roberto, Polli Alex, Riva Lollo, Steinegger Rémy, Zirpoli Alfonso.

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