
«Collaborazione, prove e sviluppo». Con queste tre parole Ezio Cadoni descrive il Laboratorio «DynaMat» della SUPSI, di cui è responsabile. Un luogo in cui «studiamo il comportamento dei materiali geologici, quindi la roccia, ma anche il calcestruzzo e molto altro», ci spiega il professore ordinario in Meccanica dei materiali e delle strutture, precisando che si tratta di «un centro interdipartimentale specializzato nello studio del comportamento dinamico sui materiali e sulle strutture sia a livello sperimentale sia a livello di simulazione numerica».
Dalla ricerca alla quotidianità
Oggi al Campus di Mendrisio vengono festeggiati i primi vent’anni di attività del «DynaMat», che dal 2017 è parte della Roadmap della Confederazione svizzera come infrastruttura di valenza nazionale. L’attività del Laboratorio si concentra su diversi ambiti, tra questi la sicurezza delle costruzioni, dei trasporti e delle infrastrutture critiche. Questo perché «la conoscenza del comportamento dei materiali ad alta velocità di deformazione è fondamentale per la progettazione e la valutazione di strutture soggette a eventi impulsivi come impatti o esplosioni». Nella quotidianità il lavoro svolto dai ricercatori «si vede dappertutto nel momento in cui succede un incidente. Un evento che può essere stradale, come uno scontro tra veicoli, ma anche meteorologico, come la grandinata che ha colpito il Locarnese nell’estate del 2023», continua Cadoni.
«Abbiamo sempre lavorato ad alta intensità»
Il «DynaMat», come scritto, festeggia i vent’anni di attività, ma come è cambiato il modo di lavorare in questi due decenni? «Abbiamo sempre lavorato ad alta intensità», risponde il responsabile. «La velocità di deformazione e quella di lavoro sono state equiparabili», aggiunge sorridendo. «Più le prove sono rapide, più dobbiamo lavorare in termini di acquisizione dei mandati, di sviluppo di nuove idee, ma soprattutto nell’accrescimento delle competenze interne del Laboratorio». E qui entrano in gioco i giovani studenti e ricercatori «che si sono affacciati in questi spazi, che hanno svolto i propri lavori di bachelor, master e dottorato». Studenti, oggi dottori, «che ora sono i nostri ambasciatori e ricoprono ruoli importanti in giro per il mondo».
L’importanza di un’attività interdipartimentale
Il «DynaMat» è un centro interdipartimentale. «Si tratta di una condizione che ho posto quando ho proposto l’idea di questo spazio: avrei iniziato questa avventura unicamente se ci fosse stato insieme a noi almeno il Dipartimento di Tecnologie innovative». Il motivo? «Un insieme di competenze di ingegneria meccanica, civile, informatica ed elettronica fondamentali per riuscire ad avere un approccio olistico che permetta una rapida soluzione dei problemi. Non esiste più nel mondo un ricercatore che lavora da solo».

