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Ticino
190 posti di lavoro persi in Ticino
190 posti di lavoro persi in Ticino
190 posti di lavoro persi in Ticino
Redazione
11 anni fa
La DISTI traccia il bilancio del 2015 nel settore della distribuzione: "Un'emorragia, più di così non si può fare"

La DISTI, con un comunicato stampa diffuso oggi, ha tirato le somme: i posti di lavoro persi in Ticino nella grande distribuzione nel corso di quest'anno sono stati 190.

"Non sono pochi - commenta l'associazione dei distributori ticinesi - anche se il settore dà lavoro a circa 15'000 persone (12'000 delle quali a tempo pieno). Quei posti di lavoro persi (calcolando uno stipendio mediano di 4'300 franchi al mese) significano, sull'arco dell'anno, circa 10 milioni di franchi in salari sottratti al circuito economico. "

"Va precisato - scrivono i distributori ticinesi - che nella grande distribuzione non ci sono stati licenziamenti collettivi. La perdita di quei posti di lavoro - dovuta alla mancata sostituzione di collaboratori andati in pensione o che hanno ridotto il loro tempo di impiego - è dovuta a una lenta emorragia di occupazione."

La DISTI riconduce l'emorragia a diverse cause: il rafforzamento del franco rispetto all'euro, la crisi generale che ha ridotto il potere d'acquisto dei consumatori, e soprattutto il conseguente aumento del "turismo degli acquisti".

Nel frattempo i partner della DISTI hanno ridotto i prezzi di molti generi, alimentari e non, ma è chiaro che i costi generali in Ticino sono molto più alti rispetto all'Italia: salari, terreni, affitti, servizi... "Insomma, più di così - scrivono - non si può fare."

L'associazione punta il dito contro le condizioni quadro entro le quali il commercio ticinese è tenuto a muoversi. Da evitare, "nuove tasse e penalizzazioni per i consumatori".

A rendere meno concorrenziale il commercio ticinese vi sarebbero inoltre le "eccessive limitazioni sugli orari di apertura dei negozi." A questo proposito, la DISTI si appella alla popolazione ticinese, ricordando la prossima votazione del 28 febbraio, quando i cittadini saranno chiamati al voto sul referendum contro la nuova legge sui negozi approvata dal Gran Consiglio.

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