
"1838 scontenti contro la chiusura dell’Ufficio postale di Mendrisio Borgo: 1838 no alla logica dello smantellamento del servizio pubblico, denunciata con una lettera alla Posta svizzera, a cui è principalmente indirizzata la petizione, e una lettera aperta alla consigliera federale Doris Leuthard; lettera aperta affidata alla presidente della deputazione ticinese alle Camere federali Marina Carobbio Guscetti, presente a Mendrisio, con la richiesta di consegnarla direttamente nelle mani di Leuthard", comincia così il comunicato con cui chi protesta contro la trasformazione dell'ufficio postale di Mendrisio Borgo in agenzia postale racconta la consegna delle firme raccolte.
"Carichi di gerbere gialle, un fiore per la protesta civile e un colore, giallo, per l’ammonimento, cittadine, cittadini e commercianti hanno voluto essere presenti a tutti i costi alla piccola manifestazione di protesta, oggi presso l’ufficio postale di Mendrisio Stazione. Con noi anche il segretario regionale di syndicom Marco Forte e Davide Dosi in rappresentanza di Chiasso, dove sono state raccolte 1038 firme. Giovedì una copia delle firme è stata pure consegnata al Comune di Mendrisio, mentre quelle originali sono partite sabato verso Berna… come una lettera alla Posta."
"Con la petizione, Insieme a Sinistra ha risposto a un’esigenza della popolazione, delusa e arrabbiata. Come è consuetudine nella nostra pratica politica, abbiamo coinvolto la cittadinanza, perché la partecipazione attiva e condivisa è la migliore risposta all’apatia, all’immobilismo e al qualunquismo, indipendentemente da scadenze elettorali. L’altra via sarebbe stata la rassegnazione tra mille mugugni. Invece c’è chi ha voluto fare sapere di non essere d’accordo mettendo fuori la faccia. Primi fra tutti i commercianti del centro e i titolari di altre attività, che si sino mobilitati partecipando alla raccolta firme con uno slancio davvero encomiabile: a loro va la nostra gratitudine, così come a tutti e a tutte coloro che si sono dare da fare", prosegue la nota.
C'è soddisfazione per l'esito della raccolta delle firme: "il successo della raccolta firme dimostra non solo l’espressione un grande malcontento, ma anche l’attaccamento della popolazione a un servizio pubblico come quello della Posta, che purtroppo viene sempre più svilito a Mendrisio, Chiasso, Pregassona dove le voci di cittadini e di cittadine scontenti si sono fatte sentire."
Non manca però la polemica contro "quelle forze politiche che ormai da oltre vent’anni attaccano in tutti i modi il servizio pubblico per indebolirlo e svuotarlo del suo valore storico. Se siamo arrivati a questo punto, dobbiamo ringraziare loro. Il servizio pubblico è uno dei pilastri su cui si è costruita la Svizzera, poiché contribuisce, per sua missione, anche alla coesione sociale: dal centro alla periferia; perché tutti i cittadini e tutte le cittadine devono essere su uno stesso piano di uguaglianza nell’accesso ai servizi. Una preoccupazione, questa, molto cara solo alle forze progressiste di questo Paese."
Ma "i partiti borghesi in Parlamento, del resto, non hanno fatto altro che minare le basi di questo pilastro, imponendo per esempio a La Posta obiettivi di redditività ambiziosi. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la Posta è sempre meno pubblica. Negli ultimi dieci anni La Posta ha esternalizzato numerosi comparti e oggi si presenta come un gruppo eterogeneo con numerose affiliate e con le più disparate condizioni d’impiego. Con il cambiamento del proprio statuto giuridico, La Posta ha una maggiore libertà sul piano imprenditoriale, ma resta pur sempre di proprietà della Confederazione. Consiglio federale e Parlamento hanno dunque grandi responsabilità nel peggioramento del servizio pubblico", conclude il comunicato.
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