
Si è chiusa ieri sera, dopo giorni e soprattutto serate di festa, la 161esima edizione del carnevale Rabadan di Bellinzona. Ma che edizione è stata? Che ricordo ha lasciato. Per tracciare un bilancio dell'evento, Ticinonews ha intervistato il presidente Giovanni Capoferri.
Capoferri, malgrado
delle condizioni meteo non così favorevoli, il bilancio è positivo?
“Io
direi che nonostante il tempo l'edizione è andata benissimo. Siamo soddisfatti
perché abbiamo cominciato con una grande apertura, sopra le aspettative. E dopo
un venerdì sera con un'affluenza sotto la media, tutte le altre serate sono
andate alla grande”.
Avete
già delle cifre? Si parlava di 30mila persone al corteo di domenica, ma nel
complesso c'è qualche dato?
“Non
abbiamo ancora i dati definitivi perché li avremo solo nei prossimi giorni. Noi
abbiamo fatto una stima di circa 120-130mila persone che hanno seguito l'intera edizione. Mancano tutti quelli che sarebbero state presenti al corteo del
venerdì dei bambini, che di solito è seguito da tantissima gente”.
Lei
parlava prima di una partenza molto forte. Già giovedì, in occasione del pranzo del cuore, i numeri parlavano
chiaro.
“Sì,
già in quell'occasione non ci si aspettava una partecipazione così
alta; si pensava 300 o 400 persone visti i tre anni di stop, e invece abbiamo avuto
circa 750 partecipanti, ed è stata una cosa grandiosa”.
Sempre
delicata è la questione della sicurezza. Quest'anno com'è andata?
“Direi molto bene, ma questo l'abbiamo già notato l'anno scorso. Io sono stato responsabile della sicurezza per otto anni e ci
sono state delle edizioni ben più disastrose. In questa edizione io trovo che ci sia stato un cambiamento. Certo, abbiamo avuto
qualche problema, ma quando in uno spazio si trovano migliaia di
persone è normale che succeda qualcosa. Però io direi, e magari posso poi
venire smentito domani, che c'è stato un cambiamento nei giovani: c'è
meno litigiosità, lo vediamo. Abbiamo fatto, se non sbaglio, una cinquantina di
diffide, però io mi ricordo, ai tempi del capannone che avevamo in Piazza del Sole, facevamo 15-20 interventi per notte a sedare risse, che invece non ci sono
più state”.
Questo
è un po' in controtendenza rispetto agli allarmi che solitamente
vengono lanciati su un presunto disagio giovanile...
“Non
lo so, sorprende anche me, ma devo dire che abbiamo avuto due episodi un po’
importanti, il sabato sera in Piazza Indipendenza e ieri notte nel medesimo spazio, dove ci sono state due risse. Però, rispetto ai tafferugli che c'erano anni fa, è
andata nettamente meglio”.
Sul
fronte della sicurezza c'è comunque stato un episodio che ha fatto abbastanza
discutere, in riferimento al presunto pestaggio avvenuto sabato sera
ai danni di una 21enne di Lugano che ha denunciato l'accaduto. Questa notizia vi ha un po' sorpresi?
“Devo
dire che noi abbiamo appreso la notizia dai giornali. Per noi è un episodio
come ne avvengono durante il carnevale, e ci dispiace che sia capitato, però adesso dobbiamo aspettare di vedere come sono andate veramente le cose. Io non posso esprimermi
a favore di una parte o dell'altra”.
Parlando di cambiamenti, come evolve questo carnevale? Come si adatta al
pubblico?
“Quest'anno abbiamo avuto il capannone in Piazza del Sole sempre
pieno e la maggior parte dei presenti erano giovani, a parte la domenica sera, quando c'erano gli amanti del liscio. Probabilmente è
quello il ricambio che ci si aspetta. Variare il programma del Rabadan non è
facile, perché ormai è dato, però io ho notato quest'anno una
forte presenza nonostante la pioggia".
Negli
scorsi giorni si sono espressi anche gli albergatori di Bellinzona, dicendo di essere riusciti a fare il pienone. Nel pubblico di chi viene al Rabadan
si sente anche qualcuno che parla tedesco o francese?
“Si,
ci sono le guggen ospiti, che quest'anno erano sei, ma non mancano neppure i turisti. Io non ho seguito il corteo, ma anche lì
erano presenti persone, credo, provenienti da oltre Gottardo. E mi ha fatto piacere che durante tutte le serate, le persone che incontravo mi ringraziavano della manifestazione. C'era
voglia di fare festa".
Si
è appena chiusa la 161esima edizione, se in prospettiva dovesse pensare alla 170esima, che Rabadan si immagina?
“Mi hanno già posto questa domanda, ma è difficile dirlo. Come accennavo prima, il Rabadan ha questo formato; bisognerà vedere cosa succederà in futuro. È chiaro
che magari tra 10 o 20 anni ci saranno delle novità, ma per me al momento è difficile
dire quali”.
Adesso, dopo questa maratona, la attende un periodo di riposo?
“Si, ho il piacere di andare a Tesserete, perché di solito il comitato si
divide in due e alcuni partecipano a Biasca e altri, appunto, a Tesserete. Dopodiché, ci saranno ancora i piccoli carnevali, che cercheremo di visitare. E poi, sì, un po’ di riposo”.
L'intervista completa:

