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Lugano
1.5 milioni per la Capitale della Cultura, ma c'è chi ha detto «no»
Per il Municipio il credito licenziato dal Consiglio comunale è un passo importante, l'Udc cittadino si smarca: «bisogna valutare le priorità».

Il Consiglio comunale di Lugano ha approvato il credito di 1.5 milioni per la candidatura a Capitale della Cultura. Un passo importante per il Municipio, che però non fa l'unanimità. Secondo i democentristi della Città il periodo finanziario della città cozza con la spesa.

«È un obiettivo importante, raggiunto soprattutto in prospettiva. Se c’è la possibilità di diventare la capitale culturale della Svizzera, è davvero un sogno. L’aggiudicazione verrà fatta il 4 giugno: non siamo quindi ancora sicuri, ma abbiamo partecipato, presentato un bel dossier e fatto proposte importanti con Mendrisio e Locarno. Credo sia una candidatura molto forte». Parole del vicesindaco di Lugano Roberto Badaracco, città in cui vi è ampio consenso per il licenziamento del credito da 1,5 milioni per la candidatura a capitale della cultura, approvato ieri dal Consiglio comunale. Una cifra destinata per l’80% a finanziare progetti con enti e operatori culturali sul territorio; il restante 20% coprirebbe questioni amministrative. Tutto ciò, fermo restando che il dossier presentato da Lugano insieme a Locarno e Mendrisio venga selezionato il prossimo 4 giugno.

Bassi: «Non è una prerogativa per Lugano»

La decisione ha però fatto discutere in riva al Ceresio, con l’UDC cittadina che si è smarcata. Secondo i democentristi, il periodo di ristrettezze economiche della città cozza con il milione e mezzo di spesa. «Non siamo contrari al credito in senso ampio, né alla cultura in generale. Siamo contrari perché non riteniamo che questa sia una priorità per la città di Lugano», ci ha spiegato la capogruppo UDC in Consiglio comunale Raide Bassi.

Badaracco: «Si tratta di un’enorme opportunità»

Il Municipio sostiene invece che la misura non andrà a intaccare le casse della città. «Mi dispiace in particolare che sia l’UDC. Tutte le altre forze politiche hanno sostenuto con convinzione questo progetto», ci dice ancora Badaracco. «Credo non abbiano capito che si tratta di un’enorme opportunità, che non grava sulle finanze della città perché è frutto di nuovi ricavi. Non va a toccare socialità, famiglie o scuole, ma punta a creare circoli virtuosi a livello culturale. In sostanza, abbiamo solo da guadagnarci».

«Il costo ricadrà nuovamente sui cittadini»

Secondo i democentristi, però, il rischio è quello di vedere lievitare i costi della candidatura. «Qualora venisse accettata, i costi prospettati sono ben più alti: 11,6 milioni a carico del pubblico, di cui 7 a carico della città di Lugano», spiega Bassi. «Si prevedono anche entrate da parte di privati, ma sono ancora tutte da raccogliere. Il costo potrebbe quindi salire fino a 10 milioni per la sola città. È evidente che alcune attività verranno messe a pagamento, quindi non si tratterà di offerte gratuite: il costo ricadrà nuovamente sui cittadini». E se nessuno mette in dubbio le ricadute positive di un’eventuale nomina a capitale della cultura, per i democentristi le priorità al momento sono altre. «Credo sia un’occasione unica. Diventare capitale della cultura significa essere, per un anno e anche oltre, al centro dell’attenzione a livello svizzero. Vuol dire grande visibilità, più visitatori e quindi introiti per turismo, hotel, esercizi pubblici e commercio. È davvero un’opportunità importante», sostiene però il vicesindaco. «Sicuramente è una buona occasione ed è legittimo che il Municipio la porti avanti», afferma Bassi. «Per noi, però, non è una priorità, anche perché Lugano ha già investito molto nella cultura e gode di buona visibilità a livello nazionale e internazionale. Con questa candidatura si può fare di meglio, ma a un certo punto bisogna soppesare le scelte».

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