
15 milioni di franchi ricevuti in eredità. Questa l'ingente somma che SCuDo, il Servizio di assistenza e cura a domicilio di interesse pubblico del Luganese, avrebbe recentemente ricevuto in donazione. È quanto riportano quattro consiglieri comunali socialisti di Lugano - Edoardo Cappelletti, Demis Fumasoli, Martino Rossi, Simona Buri - che chiedono lumi sull'utilizzo che ne farà l'associazione.
I quattro interroganti infatti esprimono dubbi sulla gestione dell'associazione, che definiscono "verticistica da parte del suo presidente dr. Sergio Macchi e della maggioranza del Comitato". Inoltre, aggiungono i quattro consiglieri, l'assemblea di Scudo, composta principalmente dai delegati dei Comuni che fanno parte del Comprensorio, risulta avere scarsissimi poteri: "L'assemblea è talmente pavida nei confronti del Comitato, d’aver rifiutato l’istituzione di una commissione della gestione per controllare politicamente l’utilizzo dei soldi da quest’ultimo gestiti (che ammontano a ca. 15 milioni di franchi annui). Mezzo che avrebbe garantito", continuano i quattro socialisti, "una gestione più democratica ed evitato ad esempio le figuracce rimediate dall’acquisizione di un sistema informatico costoso e inefficiente, abbandonato da quasi tutti i Servizi pubblici di assistenza e cura a domicilio; per intervenire sui licenziamenti attuati negli scorsi anni dal dr. Macchi nei confronti di valide collaboratrici e collaboratori, che esprimevano riserve sulla conduzione del Servizio; sui rapporti di collaborazione privilegiata esistenti con il servizio privato di assistenza e cura a domicilio Internursing; o ancora sulla disdetta del contratto collettivo di lavoro cantonale a inizio 2014, e alla successiva manipolazione del personale in funzione antisindacale ad es. tramite circolari tendenziose".
Dieci comuni del Comprensorio hanno inoltre, sempre secondo gli interroganti, recentemente lamentato una crescente distanza tra l'agire del Comitato di Scudo e i Comuni stessi, auspicando un'eventuale riforma statutaria volta a garantire un maggiore controllo dell'Associazione da parte dei Comuni, che ne sono i principali finanziatori.
Alla luce delle considerazioni esposte qui sopra, i quattro consiglieri comunali pongono una serie di domande al Municipio di Lugano: "È stato messo a conoscenza delle precise volontà della persona che ha lasciato a Scudo i 15 milioni di franchi? In considerazione dell’interesse pubblico dell’associazione e del quadro inquietante di cui sopra, come intende agire per garantire un impiego fruttuoso e parsimonioso della sopramenzionata donazione? Intende ad esempio evitare che gli stessi vadano a finanziare l’affitto di una nuova sede di SCuDo o altri scopi secondari, considerati, oltre agli sprechi registrati in passato con un sistema informatico costoso ed inefficiente, anche i principali obiettivi perseguiti dal finanziamento pubblico? Quali intendimenti vi sono in merito alla futura sede di Scudo, a suo tempo prevista nella futura casa anziani comunale di Pregassona? Intende avanzare delle proposte per far beneficiare le finanze dei Comuni dei 15 milioni, ad esempio razionalizzando l’onere a carico degli stessi per i prossimi anni o destinandoli alla realizzazione di alloggi protetti per anziani, compatibilmente con le volontà del benefattore? Intende sostenere la riforma dello Statuto di SCuDo, istruendo i delegati dei partiti che rappresentano Lugano in assemblea, allo scopo di riavvicinare la gestione di SCuDo ai Comuni finanziatori e aumentare il controllo democratico sull’attività del Comitato?"
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