
5 anni e 6 mesi di detenzione a Iliya Mitrev e 6 a Vasil Stoyandzhikov. La corte delle Assise criminali presieduta dal giudice Marco Villa ha inflitto queste pene ai due cittadini bulgari riconosciuti colpevoli di infrazione aggravata alla legge sugli stupefacenti. Furono fermati alla stazione di Chiasso lo scorso giugno con 10 chili di eroina nelle valige. Arrivavano dalla Turchia ed erano diretti a Zurigo. Nei verbali e ancora in aula hanno raccontato la loro verità e cioè, in estrema sintesi, che credevano di trovarsi coinvolti in un traffico di oggetti di valore e non di droga. I loro avvocati difensori hanno chiesto pene inferiori a quelle proposte in mattinata dall’accusa. Ma per Rosa Item non vi sono dubbi: stando agli elementi raccolti dagli inquirenti, tutti e due sapevano esattamente cosa stavano facendo. “Quella di trasportare oggetti preziosi è solo una storiella”, ha detto in aula la procuratrice pubblica. “Conoscevano perfettamente il contenuto delle valige e la meta del viaggio: Zurigo, cui era destinato il carico di eroina”. Ma la polizia zurighese non è riuscita a stabilire chi era in attesa della droga. Al 30enne ed il 25enne bulgari è stato affidato il compito di ritirare l’eroina in Turchia e consegnarla in Svizzera senza molte altre spiegazioni da un’organizzazione criminale che, come altre, in questo modo riesce a restare nell’ombra. Ormai non si coinvolgono praticamente più i semplici trasportatori negli affari del gruppo. Li tengono all’oscuro di tutto perché se non sanno, quando vengono arrestati, non possono parlare. E per questi viaggi danno ai muli compensi minimi rispetto a quelli che derivano dal traffico di stupefacenti. Secondo l’accusa in questo caso si parla di 1'500 euro a testa, che è pur sempre l’equivalente di alcuni mesi di stipendio per chi, come i due giovani condannati, vive in Bulgaria. Matteo Bernasconi
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