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Svizzera
Zurigo: uccise 16enne a fermata bus, condannato a 17 anni
Redazione
17 anni fa

Diciassette anni di prigione per assassinio: questa la sentenza del Tribunale cantonale di Zurigo contro il 23enne che nel novembre del 2007 uccise col fucile dell'esercito una 16enne a lui sconosciuta a una fermata del bus a Zurigo-Höngg. Oltre alla pena detentiva, la Corte ha ordinato che il giovane sia sottoposto a cure psichiatriche nella sezione chiusa di un penitenziario. Una simile struttura entrerà in funzione il primo settembre all'interno della prigione "Pöschwies" a Regensdorf (ZH). Se la condanna sarà sospesa in favore dell'internamento a tempo indeterminato dipenderà dall'esito della terapia. L'uccisione di Francesca, una 16enne di origini italiane nata e cresciuta a Zurigo, risale al 23 novembre di due anni fa. Il delitto suscitò molto scalpore e rilanciò un acceso dibattito sull'opportunità di lasciare ai militi l'arma d'ordinanza anche fuori servizio. Presentando la sentenza, i giudici hanno più volte definito l'accaduto "assolutamente inutile", tanto più che nemmeno l'accusato ha saputo dare una spiegazione. La leggera riduzione della pena, rispetto ai 20 anni di prigione richiesti dal Ministero pubblico, è motivata dalla perizia psichiatra che ha attestato una leggera riduzione della capacità di intendere e di volere al momento dei fatti, ha detto il presidente della Corte. Nella sua requisitoria il procuratore pubblico ha sottolineato che il delitto è stato caratterizzato da una "estrema insensibilità", un "disprezzo della vita altrui senza paragone" e da una "estrema perfidia". È inoltre inconcepibile - ha proseguito il procuratore - che per un simile atto non esista nemmeno l'ombra di un movente. L'avvocato della difesa ha invece chiesto una pena di 12 anni di prigione per omicidio intenzionale. Il difensore ha inoltre cercato di rendere "comprensibile" l'accaduto ricordando "le terribili esperienze d'infanzia" del suo assistito: nato in Cile, è stato abbandonato dalla madre e consegnato a parenti, quindi affidato ad un orfanotrofio e adottato all'età di tre anni da una famiglia svizzera. Il 23enne ha fatto una confessione completa, ma sostiene di non sapere perché abbia agito in quel modo. "Non so cosa pensavo e cosa volevo", ha dichiarato in aula all'inizio del dibattimento. Nella dichiarazione finale ha inoltre rivolto le sue scuse ai genitori della vittima. Il giovane, allora 21enne, commise il delitto nel giorno in cui aveva terminato la scuola reclute. La sera del rientro si recò per qualche minuto nel suo appartamento nel quartiere di Höngg e verso le 22.00 si appostò dietro il cartellone segnaletico del campus del Politecnico federale di Zurigo sulla collina dell'"Hönggerberg", a 80 metri di distanza da una fermata del bus. Indossava la tuta mimetica e con sé aveva il fucile d'assalto e un colpo rubato durante la scuola reclute. Alla stregua di un videogioco, il giovane prese di mira e uccise Francesca, un'apprendista parrucchiera che aspettava assieme a un amico il bus che avrebbe dovuto portarla a casa. Colpita da un proiettile al petto, la giovane morì prima ancora dell'arrivo dell'ambulanza. "Per favore chiama mia mamma": furono queste, secondo una registrazione ascoltata oggi per la prima volta in aula, le ultime parole che Francesca disse, mentre parlava al cellulare con il suo compagno, prima dell'arrivo dei soccorsi. L'imputato - che durante la scuola reclute aveva anche rubato una pistola dell'esercito - è stato pure condannato a versare ai genitori a al fratello della vittima riparazioni morali per un totale di 250'000 franchi. Anche se si tratta del più alto risarcimento mai fissato in Svizzera per un simile crimine, nessuna somma basterà a colmare il vuoto lasciato dalla perdita della figlia e sorella, ha dichiarato il rappresentante dei famigliari. ATS

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