
Zurigo è la città al mondo a maggiore rischio di bolla immobiliare, subito prima di Tokyo: è la conclusione a cui giungono gli esperti di UBS nell'ambito della loro analisi annuale Global Real Estate Bubble Index, che prende in considerazione 25 agglomerati.
Calano le città a rischio bolla
L''impennata dell'inflazione a livello globale e dei tassi d'interesse negli ultimi due anni ha portato a un netto calo degli squilibri nei mercati immobiliari dei centri finanziari globali, constata la ricerca. Nell'edizione di quest'anno solo due città (Zurigo e Tokyo, appunto, con indici rispettivamente a 1,71 e 1,65) rimangono nella fascia a rischio bolla (indice oltre 1,5), un dato in netto calo rispetto alle nove città del 2022: Toronto, Francoforte, Monaco di Baviera, Hong Kong, Vancouver, Amsterdam e Tel Aviv sono ora tutte in territorio detto di sopravvalutazione.
Le città prese in considerazione
Invariati rispetto alla precedente stima, anche i mercati immobiliari di Ginevra, Miami, Los Angeles, Londra, Stoccolma, Parigi e Sydney continuano a essere sopravvalutati. Allo stesso modo, New York, Boston, San Francisco e Madrid hanno registrato un calo degli squilibri: questi mercati immobiliari sono ora equamente valutati, così come Milano, San Paolo e Varsavia. Questo vale anche per Singapore e Dubai, anche se il loro essere considerati "porti sicuri" dal punto di vista geopolitico ha recentemente innescato un'impennata della domanda, sia per gli affitti che per gli acquisti.
I prezzi tornati ai livelli di metà 2020
La crescita dei prezzi delle case ha risentito dell'aumento dei costi di finanziamento, dato che i tassi ipotecari medi sono più o meno triplicati dal 2021 nella maggior parte dei mercati. La crescita annua dei prezzi nominali nelle 25 città analizzate si è arrestata dopo l'impennata del 10% di un anno fa. "Parlando in termini corretti per l'inflazione, i prezzi sono più bassi del 5% rispetto alla metà del 2022", afferma l'esperto di UBS Claudio Saputelli, citato in un comunicato. "In media, le città prese in considerazione hanno perso i guadagni di prezzo realizzati durante la pandemia e ora i prezzi sono tornati ai livelli della metà del 2020".
Diminuito il rapporto tra debito e reddito delle famiglie
Il netto calo degli squilibri non è stato determinato solo dalla diminuzione dei prezzi delle case, ma anche dalla crescita dei redditi e degli affitti trainata dall'inflazione. Poiché la progressione dei prestiti ipotecari si è dimezzata dalla metà del 2022, il rapporto tra debito e reddito delle famiglie è diminuito, soprattutto in Europa. Inoltre, a parte gli Stati Uniti, la crescita nominale degli affitti ha subito una forte accelerazione ed è stata positiva in tutte le città analizzate. La crescita del reddito trainata dal rincaro e le correzioni dei prezzi non sono però state sufficienti a migliorare significativamente l'accessibilità economica: in media la quantità di spazio abitativo finanziariamente accessibile per un lavoratore qualificato nei servizi è ancora inferiore del 40% rispetto a prima dell'inizio della pandemia.

