
Il 2 febbraio si celebra la Giornata mondiale delle zone umide, un’occasione per ricordare l’importanza cruciale di questi ecosistemi e il loro stato sempre più critico in Svizzera. A lanciare l’allarme è BirdLife Svizzera.
Habitat e specie a rischio
Secondo il nuovo rapporto dell’Accademia svizzera di scienze naturali, pubblicato a gennaio 2026, le specie che dipendono da ambienti acquatici e umidi sono tra le più colpite: le liste rosse sono particolarmente lunghe.«Non è possibile prevedere quali specie scompariranno per prime se le zone umide non saranno meglio protette e valorizzate. L’estinzione è un processo lento», spiega Daniela Pauli, responsabile del dipartimento Habitat e aree protette di BirdLife Svizzera, ai microfoni di Ticinonews. Tra gli uccelli, la percentuale di specie minacciate legate alle zone umide è molto elevata: il 64% (34 su 56 specie). «La spatola, per esempio, non si riproduce più in Svizzera da due decenni, mentre per il beccacino sono note solo nidificazioni isolate. Senza il ripristino del loro habitat, questa specie andrà definitivamente persa». Anche alcune specie di libellule sono a rischio: «Tra le 27 specie minacciate, 13 vivono in torbiere basse e alte. Quattro sono in pericolo di estinzione».
Un contributo fondamentale per l’essere umano
Le zone umide sono terreni saturi d’acqua o periodicamente inondati che, oltre a ospitare numerose specie minacciate, svolgono funzioni essenziali per l’essere umano. Agiscono come serbatoi di carbonio, attenuano il rischio di inondazioni, contrastano la siccità e contribuiscono alla depurazione dell’acqua.Tra le principali cause del loro degrado figurano la canalizzazione dei corsi d’acqua, il drenaggio, l’apporto di sostanze inquinanti e gli effetti del cambiamento climatico.
Ne restano solo frammenti
Stando a BirdLife oggi in Svizzera resta appena il 10% delle paludi e delle zone alluvionali esistenti nel 1850. Torbiere, prati umidi e canneti sono stati in gran parte drenati e trasformati in superfici agricole intensive o aree urbanizzate. I frammenti residui, spesso inferiori a un ettaro, non sono sufficienti a garantire la sopravvivenza a lungo termine delle specie tipiche. Secondo gli scienziati, sarebbe necessario almeno triplicare gli habitat di alta qualità attualmente esistenti.
Mancano le risorse
La situazione è aggravata dalla prospettata riduzione dei fondi pubblici. «Il Parlamento ha ridotto i contributi ai Cantoni per la protezione della natura nel periodo 2025–2028 da 83 a 65 milioni di franchi all’anno», spiega Pauli. «Con il pacchetto di alleggerimento 2027, il Consiglio federale intende ridurre ulteriormente del 10% i fondi destinati alla protezione e al ripristino degli habitat, comprese le torbiere». Una scelta che, secondo BirdLife, contrasta con le disposizioni di legge e rischia di aggravare ulteriormente la situazione degli ecosistemi più sensibili.
Esempi virtuosi
Non mancano tuttavia esempi positivi. Alla palude di Neerach (ZH), negli ultimi anni sono stati ripristinati circa dieci ettari di preziose zone umide. Anche nella Svizzera italiana spicca il Delta del Ticino, rinaturato nel 2010 grazie alla Fondazione Bolle di Magadino e alle associazioni locali, tra cui BirdLife Svizzera e Ficedula. «L’area del delta è diventata ideale per la nidificazione e la migrazione di specie minacciate di uccelli, come il corriere piccolo», spiega Pauli.
Dare spazio sufficiente ai corsi d’acqua
Importanti interventi di valorizzazione sono stati realizzati anche nei pressi di Bellinzona. «È fondamentale dare ai corsi d’acqua spazio sufficiente«, spiega Pauli. «La Legge sulla protezione delle acque (LPAc) prevede che i Cantoni delimitino aree fluviali adeguate e che, dei circa 15.000 chilometri di tratti di corsi d’acqua particolarmente modificati, 4.000 chilometri vengano rivitalizzati entro il 2090». Secondo BirdLife, questi interventi non servirebbero solo alla conservazione delle specie acquatiche e delle zone umide, ma migliorerebbero anche la qualità dell’acqua e la protezione dalle inondazioni, come dimostrano i progetti già realizzati. «Tuttavia», conclude Pauli, «sia le rivitalizzazioni sia la delimitazione delle aree fluviali procedono ancora troppo lentamente. È fondamentale che le disposizioni di legge esistenti vengano finalmente applicate su tutto il territorio. L’obiettivo deve essere creare habitat fluviali e alluvionali resilienti, in grado di rimanere funzionali anche in condizioni climatiche mutate».

