
Ergastolo per il kosovaro 60enne che nell'agosto 2011 uccise a Pfäffikon (ZH) la moglie che voleva il divorzio e la responsabile dei servizi sociali della cittadina. Il Tribunale distrettuale lo ha riconosciuto colpevole di assassinio plurimo. L'uomo, padre di sei figli, ha "punito" la moglie che non voleva più accettare il suo comportamento violento e dispotico. La responsabile dei servizi sociali è morta perché ha aiutato la donna nei suoi tentativi di rendersi indipendente dal marito, ha sottolineato il presidente del tribunale presentando la sentenza. La corte ha seguito le richieste del Ministero pubblico. Al dibattimento anche i sei figli avevano chiesto, tramite il loro avvocato, che il padre padrone fosse condannato "alla pena massima" per essere lasciati in pace "il più a lungo possibile". La difesa aveva invece sostenuto che si trattava di omicidi intenzionali e aveva chiesto alla corte di fissare una pena adeguata. Il grave fatto di sangue risale al 15 agosto del 2011. Il kosovaro uccise le due donne, sparando loro a bruciapelo diversi colpi di pistola per strada: prima colpì la moglie 52enne e in seguito la 48enne funzionaria del Comune, madre di due figli adulti, che aveva da poco lasciato il palazzo del municipio per la pausa di mezzogiorno. Arrestato poco dopo i fatti, l'uomo, beneficiario di una rendita AI, confessò di aver sparato perché la moglie voleva divorziare e perché riteneva troppo pochi i soldi che riceveva dall'assistenza. Accusava inoltre la funzionaria comunale di appoggiare la moglie nella sua istanza di divorzio. La famiglia del kosovaro era seguita da alcuni mesi dai servizi sociali di Pfäffikon. Un mese prima del tragico epilogo, l'uomo era stato denunciato dalla moglie, che era stata ferita dal marito con una forbice. Obbligato a lasciare la famiglia, era tornato in Kosovo, da dove era rientrato in Svizzera due giorni prima del duplice delitto, portando con sé una pistola. ATS
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