
"Carlos", il giovane delinquente zurighese finito al centro dell'attenzione per un programma di presa a carico che costava allo Stato 29'000 franchi al mese, ha perso la fiducia nella giustizia ed ha iniziato uno sciopero della fame. Lo ha annunciato il padre in un'intervista pubblicata oggi dal "Tages Anzeiger". Il rifiuto di alimentarsi coincide con il trasferimento, deciso due giorni fa, nel centro di esecuzione delle misure per adolescenti e giovani adulti di Uitikon (ZH). Anche il padre e la madre del ragazzo, che nel frattempo ha compiuto 18 anni, vogliono seguire uno sciopero della fame. L'obiettivo - afferma il genitore nell'intervista - è di ottenere un nuovo programma di presa a carico individuale, meno costoso di quello disposto in precedenza dalla procura zurighese dei minorenni, per permettere al ragazzo di riprendere gli allenamenti di thai boxe. "Carlos" è entrato in conflitto con la giustizia a partire da quando aveva nove anni. Ha passato finora cinque anni della sua vita in diverse strutture chiuse e soffre molto per il fatto di essere nuovamente rinchiuso. Il genitore sottolinea inoltre che il figlio ha già scontato i nove mesi che gli sono stati inflitti per l'episodio più grave, ossia l'accoltellamento alla schiena di un altro giovane avvenuto due anni fa a Zurigo. Grazie al programma di presa a carico individuale e agli allenamenti thai boxe, il giovane ha mostrato per la prima volta "un comportamento molto più controllato e calmo", dichiara ancora il padre. L'uomo rivolge inoltre pesanti critiche agli autori del documentario della tv svizzera tedesca SRF che in agosto ha fatto scoppiare il caso. Sia il figlio che il padre avevano accettato di essere ripresi per il documentario, ma a condizione di non essere identificati. Diversi media sono invece riusciti a pubblicare sempre più dettagli, compreso l'indirizzo dell'appartamento dove il giovane era alloggiato. E alla fine di agosto il Ministero pubblico zurighese aveva deciso di trasferirlo in una struttura chiusa "per la sua stessa protezione". L'avvocato del giovane ha intanto annunciato un ricorso contro il trasferimento nella struttura chiusa. Spetterà al Tribunale cantonale esprimersi sull'argomento, ha detto all'ats il portavoce del Dipartimento cantonale di giustizia Benjamin Tommen. Il portavoce ha inoltre precisato che il giudice dei minorenni competente lavora in stretto contatto con le parti coinvolte e valuterà se sia il caso di trasferire il giovane in una "sezione aperta". Una decisione è attesa in tempi brevi, ha aggiunto Tommen.
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