
Almeno 16 persone sono morte oggi in un attacco all'ambasciata degli Stati Uniti a Sanaa. Si è trattato di una vera e propria battaglia, iniziata, secondo varie fonti, con l'esplosione di un'autobomba, o forse due, davanti all'ingresso principale della super fortificata rappresentanza diplomatica nella capitale yemenita, in cui è subito dopo divampato un incendio. Nei momenti successivi c'è poi stato uno scontro a fuoco tra forze della sicurezza e un gruppo di assalitori, mentre alcuni testimoni hanno riferito di aver udito diverse potenti esplosioni. Alla fine, sull'asfalto sono stati contati i corpi senza vita di sei terroristi, uno dei quali indossava ancora una cintura esplosiva, di sei soldati yemeniti e di quattro civili, tra cui una cittadina indiana. Nell'arco di poche ore è poi giunta la rivendicazione - "per l'operazione martire" - da un gruppo pressoché sconosciuto, la Jihad islamica nello Yemen, che ha allo stesso tempo minacciato di "proseguire la serie" di attentati contro le ambasciate attaccandoquelle di Arabia Saudita, Gran Bretagna e Emirati Arabi Uniti a Sanaa, "se i nostri fratelli non saranno liberati" dalle prigioniyemenite. Il personale americano della rappresentanza diplomatica americana nello Yemen è stato già ridotto all'essenziale dopo che la stessa ambasciata è stata attaccata il 18 marzo con due colpi di mortaio, che hanno mancato di poco l'obiettivo, ma che hanno comunque causato la morte di un poliziotto e una bimba e il ferimento di 20 altre persone. ATS
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