
Un uomo dimesso da un reparto psichiatrico mercoledì. Tre passanti accoltellati giovedì mattina. In mezzo, ventiquattro ore.
I fatti. Giovedì, ore 8.28: prima segnalazione alla polizia cantonale di Zurigo. Una pattuglia trova sul posto tre uomini feriti a colpi di coltello, tutti cittadini svizzeri. L'aggressore viene arrestato cinque minuti dopo. A ricostruirlo è Marius Weyermann, comandante della polizia cantonale.
Le vittime: un ventottenne ferito a una gamba, in via di dimissione; un quarantatreenne colpito al collo, già dimesso; un cinquantaduenne accoltellato alla coscia, operato d'urgenza e ancora ricoverato. Sulla scena anche una classe scolastica, che ha assistito all'attacco. Il cantone ha attivato specialisti per i bambini.
L'aggressore ha trentun anni, di origine turca, nato in Svizzera, cittadino dal 2009. Nel 2024 ha tentato di rinnovare il passaporto svizzero senza riuscirci — appuntamento mancato — e ha lasciato il Paese, presumibilmente per la Turchia. Già nel 2015 era stato denunciato per aver violato il divieto di collegamento con lo Stato islamico, diffondendo propaganda dell'ISIS.
Il nodo. Il 25 maggio si era presentato spontaneamente alla polizia di Winterthur. Gli agenti, viste le sue condizioni, lo avevano fatto ricoverare in un ospedale psichiatrico. Mercoledì ha lasciato la struttura autonomamente: un medico lo aveva giudicato non più pericoloso.
Mario Fehr, direttore della sicurezza del cantone, ha qualificato l'aggressione come «atto terroristico». E ha attaccato la Segreteria di Stato della migrazione (SEM), di cui non comprende l'esitazione a procedere all'espulsione. Il cantone chiederà la condanna per tentato omicidio e poi l'espulsione. «Non vogliamo persone del genere in Svizzera», ha dichiarato Fehr.
Chi ha giudicato non più pericoloso, ventiquattro ore prima, un uomo già segnalato dieci anni fa per propaganda jihadista?

