
Il senatore indipendente americano Joe Lieberman, chairman della commissione per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, lo aveva invocato a più riprese nei giorni scorsi. E alla fine è successo. Amazon.com, per mano del suo fondatore Jeff Bezos, ha chiuso la porta dei suoi server in faccia a Julian Assange e a Wikileaks, il sito internet di rivelazioni che, negli ultimi giorni, ha pubblicato informazioni ed email una volta riservate. Il grande retailer online ha, quindi, interrotto il contratto di hosting stipulato con Assange. Dopo aver resistito agli attacchi di un hacker, Assange aveva trasferito la mole di documenti verso gli spazi offerti dal servizio dell'azienda di Bezos. Una manovra perfettamente lecita: Amazon infatti metteva a disposizione di società e organizzazioni i suoi servizi business in the cloud. Fino, appunto, all’altra sera. L'indirizzo svizzeroLe strategie isolazioniste sono così iniziate. Ma Wikileaks non ha perso tempo. Dopo circa sei ore di oscuramento è tornato nuovamente online. Stavolta con un indirizzo svizzero: www.wikileaks.ch. L’indirizzo appartiene al partito pirata svizzero. Non è quindi più accessibile l’indirizzo che l’ha portato alla ribalta internazionale Wikileaks.org. "Abbiamo riservato l’indirizzo Wikileaks.ch da un mese e ora ci siamo limitati a reindirizzare il portale” ha spiegato il presidente del Partito dei pirati svizzeri Denis Simonet a “20 minutes”. Il “lavoro” di Assange continua quindi. In un modo o nell’altro. Usa: colpire AssangeAlcuni senatori Usa hanno presentato una proposta di legge per facilitare azioni giudiziarie contro Wikileaks ed il suo creatore Julian Assange. La proposta, presentata da due senatori repubblicani e dallo stesso Joe Lieberman, mira a rendere illegale la pubblicazione di nomi di informatori dei servizi segreti americani."Assange e i suoi complici hanno creato per i nostri nemici una lista di bersagli da colpire - hanno spiegato i senatori - Wikileaks non è un sito di informazioni e Assange non è un giornalista".
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