
I dirigenti delle aziende internazionali sono pessimisti riguardo alla futura crescita economica. I CEO elvetici sono fra i più inquieti, in particolare per l'eccessiva regolamentazione esistente in Svizzera, le guerre commerciali e il corso dei cambi.
Il 42% degli intervistati a livello mondiale prevedono una crescita nei prossimi 12 mesi, contro il 57% di un anno fa, secondo l'annuale indagine della società di consulenza PwC, presentata oggi a Davos. Il 29% teme una rallentamento, contro il 5% dell'anno precedente.
I manager sono preoccupati in particolare della politica, sia nazionale che globale, ha detto all'agenzia Keystone-ATS il responsabile di PwC Svizzera Andreas Staubli.
I CEO di 30 aziende elvetiche quotate in borsa si sono dimostrati ancora più pessimisti. Solo il 27% crede in una crescita nel prossimo anno, contro il 47% di 12 mesi fa.
Secondo Staubli molti prospettano un rallentamento, anche se non per forza una recessione. Quando si parla della loro azienda, i manager svizzeri si dimostrano però ottimisti: il 40% vede nel prossimo anno una crescita per la propria società, contro il 35% a livello globale.
Rispetto agli altri Paesi, in Svizzera l'attenzione è rivolta in particolare al cambio del franco con l'euro e col dollaro, ha spiegato ancora Staubli. Anche per questo nella Confederazione le guerre commerciali suscitano maggiore preoccupazione che nel resto del mondo.
L'indagine è stata condotta da PwC fra settembre e ottobre 2018 fra 1378 CEO in 91 Paesi.
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