
È calato il sipario sul Forum economico mondiale (WEF) di Davos, una rassegna che ha permesso di trarre alcune lezioni dalla crisi che sta travolgendo il mondo della finanza e dell'economia. Il governo svizzero è stato rappresentato da tre consiglieri federali, che hanno portato a termine una maratona di incontri. Ma la 39esima edizione del WEF sarà ricordata anche per una nota stonata: giovedì, al termine di un dibattito sulla situazione a Gaza, il premier turco Tayyip Erdogan ha improvvisamente abbandonato, irritato, la sala per non aver ottenuto dal moderatore la possibilità di replicare al presidente israeliano Shimon Peres. Ad alimentare gran parte delle discussioni è stata però la crisi economica mondiale. Mercoledì, nel suo discorso di apertura, il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz ha chiesto il ritorno ai valori tradizionali nel sistema economico e finanziario. Miliardi di franchi e migliaia di posti di lavoro sono stati sacrificati sull'altare del profitto, ha detto Merz, che ha chiesto una nuova filosofia per quanto riguarda la sorveglianza e la regolazione del settore finanziario. Malgrado le evidenti difficoltà, numerosi oratori hanno acceso un lumicino di speranza: "la crisi può essere un'opportunità d'innovazione e può portare ad una migliore intesa fra ecologia ed economia", ha affermato Merz. Il ministro delle finanze elvetico si è inoltre mostrato fiducioso per quanto riguarda la Svizzera. Nel confronto internazionale, grazie a provvedimenti appropriati, il paese è meglio preparato per affrontare la crisi economica. Per quanto concerne il settore bancario, il presidente della Confederazione ha rilevato due sfide principali per i prossimi mesi: in primo luogo occorre ridare fiducia alle banche affinché riprendano l'attività di credito normalmente, poi è necessario definire una strategia per far uscire lo Stato, dopo le iniezioni di capitali pubblici, dall'azionariato degli istituti di credito in difficoltà. A Davos è tornata di attualità pure la questione dell'integrazione della Confederazione nel G20. La Svizzera è una piccola economia, ma allo stesso tempo è uno dei grandi attori del sistema finanziario internazionale: tale constatazione ha trovato d'accordo numerosi osservatori, secondo cui Berna potrebbe essere ammessa nel club del G20. Merz ha ottenuto dal premier britannico Gordon Brown la garanzia che la questione sarà esaminata e che una risposta sarà data in tempo utile, ovvero prima del 2 aprile, quando il G20 si riunirà a Londra. Tra i numerosi incontri informali e ufficiali avuti dai consiglieri federali spiccano quelli avuti dalla responsabile della diplomazia elvetica Micheline Calmy-Rey con Saif al-Islam Gheddafi, figlio del leader libico Muammar, per cercare di allentare le tensioni tra i due paesi dopo che lo scorso luglio Hannibal Gheddafi - figlio pure lui del colonnello libico - e la moglie sono stati arrestati in un albergo ginevrino con l'accusa di aver maltrattato i loro domestici. Secondo il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) non è ancora stata raggiunta un'intesa che possa "normalizzare la situazione". Stando a Saif al-Islam Gheddafi, la Svizzera avrebbe fatto un'offerta alla Libia per risolvere la vertenza. Agenda molto fitta anche per la consigliera federale Doris Leuthard, che ha partecipato a un vertice tra una ventina di ministri del commercio per rilanciare i negoziati del ciclo di Doha. I ministri si sono impegnati a combattere le pressioni protezionistiche alimentate dalla crisi economica e finanziaria globale e hanno approvato una dichiarazione comune in favore della conclusione dei negoziati dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto) nel 2009. "L'apertura dei mercati è la migliore cosa che possiamo fare per combattere la crisi", ha affermato la Leuthard. ATS
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