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Svizzera
WEF Davos: Adolf Ogi, è troppo poco concreto
Redazione
15 anni fa

Il forum di Davos? Molte discussioni, poche decisioni concrete, un incontro che viene sopravvalutato ma che ciò nonostante per la Svizzera è molto importante. È l'opinione dell'ex consigliere federale Adolf Ogi, che in passato ha aperto due volte ufficialmente la manifestazione, nel 1993 e nel 2000. "Al WEF troppi manager e politici dicono 'si dovrebbe'", spiega l'ex ministro in un'intervista pubblicata dall'edizione online di "20 Minuten". "Si propone e si discute molto, ma poco viene messo in pratica". A suo avviso al forum sono presenti parecchie persone vanitose, cui piace mettersi in scena: farebbero invece meglio a pensare come rendere il WEF più concreto. Ogi quest'anno avrebbe posto al centro dell'attenzione la primavera araba e i modi con cui introdurre vere democrazie in Nordafrica. "Invece i motti del WEF sono troppo intellettuali", aggiunge. Quello di quest'anno è "The Great Transformation: Shaping New Models" ("la grande trasformazione: dare forma a nuovi modelli"). Per la Svizzera però la piattaforma offerta dalla località grigionese è importante. "Dobbiamo ottenere il rispetto per la nostra democrazia e il nostro paese. Bisogna evitare che la Svizzera sia dimenticata. Questo è semplice ma decisivo: esiste il pericolo che i paesi vicini, alla prese con i loro problemi, si dimentichino di noi", afferma l'ex consigliere federale UDC. Le conseguenze sono importanti. "A miei tempi in Consiglio federale non saremmo mai finiti su una lista grigia dei paradisi fiscali. L'allora cancelliere tedesco Helmut Kohl, il presidente francese François Mitterand e il premier inglese Tony Blair avevano simpatia per noi - anche grazie ai buoni contatti allacciati a Davos. Avrebbero prima cercato il dialogo con la Svizzera", si dice convito Ogi. ATS

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