
L'impresa chimica Lonza sarà giudicata da giovedì dal tribunale distrettuale di Visp (VS) per aver riversato per anni in un ruscello quantità eccessive di un solvente cancerogeno. L'accusa è di violazione colposa della legge federale sulla protezione delle acque e di inquinamento colposo. Fra il 2011 e il 2017 sono state rilevate nel Rodano, in prossimità di un depuratore e della falda freatica, concentrazioni importanti del solvente in causa, il 1,4-diossano, cancerogeno a dosi elevate. All'epoca non esistevano limiti legali al riguardo, ma soltanto raccomandazioni emesse dall'Organizzazione mondiale della sanità (OMS). Il Ministero pubblico accusa l'azienda di violazione della legge sulla protezione delle acque, un punto di vista contestato da Lonza, che afferma di essersi attenuta agli impegni assunti con le autorità cantonali. L'impresa rileva inoltre che la rete dell'acqua potabile non è stata toccata e che risultavano contaminati soltanto due pozzi destinati ad altrettante fattorie e situati fuori dalla zona edificabile. Entrambi sono stati chiusi. Secondo il Ministero pubblico, Lonza deve pure rispondere di inquinamento colposo delle acque. Anche in questo caso l'accusa è contestata: all'epoca - secondo l'impresa - non esistevano soglie legali per il prodotto in questione.
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