
Ospedali, cliniche, istituti di cura e istituzioni sociali svizzere difendono la libera circolazione delle persone. In caso di voto negativo il prossimo 8 febbraio, la Svizzera sarà confrontata con una penuria di personale medico e infermieristico, hanno rilevato oggi a Berna in una conferenza stampa comune. "Nessun altro settore quale quello sanitario impiega così tanti lavoratori qualificati dell'Ue, ha affermato Otto Piller, presidente di CURAVIVA (Associazione degli istituti sociali e di cura svizzeri), sottolineando quanto il ramo sia intimamente legato alla libera circolazione delle persone. Un rifiuto sarebbe pertanto estremamente doloroso provocando pure una forte riduzione delle prestazioni e persino la chiusura di posti letto. Un "no" il prossimo 8 febbraio avrebbe pesanti ripercussioni sugli ospedali e le cliniche di tutte le regioni elvetiche, gli ha fatto eco Charles Favre, consigliere nazionale (PLR/VD) e presidente di H (Associazione degli ospedali svizzeri). Un sondaggio, condotto da H nell'estate del 2008, rivela infatti come già oggi vi siano difficoltà a recrutare un numero sufficiente di lavoratori qualificati, benché tra il 10 e il 50% degli impiegati negli istituti ospedalieri elvetici giungano già dall'estero, ha sottolineato il presidente dell'associazione. All'Inselspital di Berna, il 22% dei collaboratori proviene dall'estero, la metà dei quali sono di nazionalità tedesca, ha aggiunto Favre. Tra i medici la percentuale di stranieri si eleva al 36%, di cui più di un terzo in provenienza dalla Germania. All'inverso, molti giovani specialisti svizzeri si formano all'estero prima di rientrare in Svizzera a praticare. Anche questi futuri medici sarebbero fortemente penalizzati. H , CURAVIVA e INSOS (Istituzioni sociali svizzere per persone andicappate), invitano pertanto a votare "sì" alla libera circolazione il prossimo 8 febbraio. ATS
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