
Sonora bocciatura alle urne per l'iniziativa popolare che chiedeva l'elezione del Consiglio federale da parte del popolo: la proposta lanciata dall'UDC è stata respinta dal 77,53 % dei votanti. Sul fronte del no si sono massicciamente schierati tutti i cantoni, con percentuali che hanno superato l'80% nelle regioni di Giura, Neuchâtel e Friburgo. Anche il Ticino ha votato un no deciso (68%), ma l'iniziativa ha comunque raccolto più consensi che in tutte le altre regioni svizzere, nonostante gli oppositori abbiano puntato molto sul presunto ostacolo che il testo costituzionale avrebbe rappresentato per una candidatura ticinese all'esecutivo federale. I Grigioni si sono mostrati invece fra i più critici (79% di no). Complessivamente i sì sono stati 480'447, i no 1'549'786. La partecipazione si è attestata al 40% : un valore nella media degli ultimi anni. In Ticino (37%) e nei Grigioni (36%) l'affluenza alle urne è stata solo marginalmente inferiore. Tutte le formazioni politiche raccomandavano il no, ad eccezione di UDC e Unione democratica federale. Il testo ha peraltro trovato resistenze anche fra i democentristi, in particolare nelle file nel gruppo parlamentare, tanto che Christoph Blocher nelle scorse settimane aveva attaccato duramente chi si muoveva fuori dall'ortodossia. Ma non è servito a nulla: l'iniziativa ha raccolto un consenso del 22,5%, addirittura meno dei voti ottenuti dall'UDC nelle ultime elezioni. Questo sebbene anche nel campo opposto non siano mancate le voci controcorrente: favorevoli all'iniziativa erano per esempio personalità socialiste di spicco come l'ex consigliera federale Micheline Calmy-Rey o il consigliere di stato vodese Pierre-Yves Maillard. Per i sostenitori, l'elezione dell'esecutivo da parte del popolo sarebbe stata la cosa più normale del mondo, visto che è quanto succede in tutti cantoni. Introdurre lo stesso sistema a livello federale avrebbe rafforzato la democrazia diretta. E avrebbe costretto i consiglieri federali ad affrontare i veri problemi del paese. I contrari hanno invece fatto presente che il sistema attualmente in vigore ha dato buona prova di sé. I rapporti di forza fra il parlamento e il governo da esso eletto contribuiscono in modo decisivo alla stabilità politica che contraddistingue la Svizzera. Consiglieri federali in costante campagna elettorale avrebbero nuociuto alla collegialità. Vi sarebbe poi stati il problema della rappresentanza delle minoranze: la soluzione proposta dall'iniziativa - minimo due esponenti latini - avrebbe ridotto le chance di candidati ticinesi. ATS
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