
Rifiutare l'estensione della libera circolazione delle persone a Romania e Bulgaria "renderebbe un servizio all'economia". Ne è convinto un comitato della destra tradizionalista guidato da Christoph Blocher, che invita a votare "no" l'8 febbraio prossimo. Una settimana dopo l'ala politica dell'UDC, nell'arena è sceso anche un sotto comitato composto di imprenditori e di rappresentanti delle arti e mestieri. L'accordo sull'estensione della libera circolazione è un "prodotto dell'alta congiuntura", ha sostenuto oggi davanti alla stampa l'ex consigliere federale, pur avendo egli stesso partecipato alla sua elaborazione. Ora, Christoph Blocher ritiene che l'estensione della libera circolazione a Romania e Bulgaria comporterà un aumento della disoccupazione in Svizzera. A suo modo di vedere, "cresceranno notevolmente" gli oneri che gravano sull'AI e sulle istituzioni sociali. Blocher ha criticato il fatto d'aver messo in un solo paniere la riconferma dell'accordo sulla libera circolazione delle persone e la sua estensione ai due nuovi Stati membri dell'UE. Un rifiuto dell'accordo con Bucarest e Sofia non metterà in pericolo gli accordi bilaterali conclusi con l'Unione europea, ha garantito l'ex ministro di giustizia e polizia. "La clausola ghigliottina è una storiella, una minaccia senza senso", ha aggiunto. Secondo lui, in caso di "no" il Consiglio federale non dovrà fare altro che presentare un nuovo messaggio che riguardi unicamente la riconferma dell'accordo esistente sulla libera circolazione con l'UE dei 25. "In tal caso non ci sarà referendum" e Bruxelles non dovrebbe brontolare, ha minimizzato Blocher. Quest'ultimo era affiancato dalla consigliera nazionale Jasmin Hutter (UDC/SG) che si è tuttavia espressa anche contro la riconferma dell'accordo bilaterale sulla libera circolazione. Ha infatti sottolineato che "il successo economico della Svizzera è di gran lunga antecedente agli accordi bilaterali". Il sottocomitato dell'economia contro l'estensione della libera circolazione a Romania e Bulgaria - che comprende anche alcuni esponenti UDC e leghisti - non ha voluto esprimersi sull'altro comitato economico dell'UDC favorevole invece ai bilaterali. "Le divergenze d'opinione nel partito sugli accordi con l'UE sono note da tempo", ha concluso laconicamente Blocher, rifiutandosi di quantificare i mezzi finanziari iniettati nella campagna. ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

