
Oggi il Tribunale federale (TF) si pronuncerà sulla validità della votazione sull'e-ID nel corso di una seduta pubblica.
Il ricorso
I ricorrenti, che chiedono l'annullamento del voto, mettono in discussione il ruolo svolto da Swisscom durante la campagna che ha preceduto la votazione. Sono stati presentati ben sei ricorsi al TF per contestare il voto tenutosi lo scorso 28 settembre. Il progetto di e-ID (o ID-e, l'identificazione elettronica) era stato approvato con il 50,39% dei voti, con un margine di 21'266 voti. I ricorrenti contestano in particolare il sostegno finanziario di Swisscom alla campagna.
«Finanziamento della vita politica»
Secondo la piattaforma «Finanziamento della vita politica» del Controllo federale delle finanze, l'operatore aveva messo a disposizione della campagna per il «sì» 30'000 franchi. Swisscom è di proprietà della Confederazione, che detiene il 51% delle azioni. A detta dei ricorrenti, il sostegno equivale quindi a una violazione del principio di neutralità che lo Stato deve osservare nelle questioni sottoposte a votazione.
Chi è preso di mira
Oltre a Swisscom, vengono presi di mira i gruppi mediatici Ringier e TX Group, che avrebbero anch'essi dato il loro sostegno all'e-ID. Ciò avrebbe provocato uno squilibrio di forze, secondo i ricorrenti, tra i quali figurano in particolare l'Unione democratica federale (UDF) e il movimento Mass-voll. Come noto tramite l'e-ID, secondo il progetto approvato, sarà possibile ad esempio richiedere un estratto del casellario giudiziario, una patente di guida o un certificato di domicilio. La legge è però attualmente sospesa in attesa dell'esito dei ricorsi al Tribunale federale. L'Alta corte si occupa dei ricorsi contro le votazioni popolari.
Una sola votazione invalidata dal 1848
Dal 1848 è stata invalidata una sola votazione a livello federale: quella del 28 febbraio 2016 sull'iniziativa del PPD contro gli svantaggi per le coppie sposate. La votazione era stata annullata nell'aprile 2019 perché i giudici di Mon Repos avevano ritenuto che un errore contenuto nell'opuscolo del Consiglio federale fosse talmente grave da violare il dovere di informazione e trasparenza.

