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Svizzera
Votazione federale: la Svizzera dice sì, il Ticino no
Redazione
18 anni fa

La Svizzera dice sì al rinnovo, e all'estensione a Romania e Bulgaria, della libera circolazione delle persone, con una percentuale che si attesta al 59,6%, più alta di quanto previsto. Su scala nazionale, i cittadini che hanno votato a favore - seguendo il Consiglio federale, la maggioranza dei partiti e gli ambienti economici - sono stati 1'517'156, quelli contrari 1'027'644. L'affluenza alle urne è risultata del 51,5%. Solo quattro cantoni hanno espresso parere negativo: il Ticino, che già nel maggio 2000 aveva votato contro i sette accordi bilaterali I e nel settembre 2005 aveva detto "no" all'estensione della libera circolazione ai 10 nuovi stati dell'Ue, è in testa (65,8% di "no"), seguito da Svitto (56,6%), Appenzello interno (53,4%) e Glarona (51%). Il fronte del "sì" ha raccolto sostegni soprattutto a Vaud (70,2%) - che già in occasione del voto sui primi bilaterali nel 2000 si era distinto per l'ampio consenso espresso - e Neuchâtel (69,4%), ma percentuali superiori al 60% si sono riscontrate anche nel Giura (66,85%), Basilea Città (66,84%), Friburgo (64,4%), Basilea Campagna (63,2%), Berna (62,8%), Ginevra (62,4%) e Zurigo (61,8%). I Grigioni hanno approvato gli accordi con l'Unione Europea con il 59,4%, mentre Nidvaldo, Obvaldo e Uri - che avevano respinto la precedente apertura a Est nel 2005 - hanno riconfermato la libera circolazione solo di stretta misura: i voti favorevoli sono stati rispettivamente il 50,2%, 52,2% e 51,8%. Malgrado il chiaro esito finale, il risultato non era scontato dati lo scetticismo nei confronti di Bulgaria e Romania, entrate come nuovi membri dell'Unione europea (Ue) a inizio 2007, e la difficile congiuntura. Tuttavia ha avuto la meglio l'argomentazione dei sostenitori della libera circolazione secondo i quali un "no" oggi alle urne avrebbe comportato senza dubbio la disdetta entro fine maggio dell'accordo e quindi, con la clausola ghigliottina, l'annullamento degli altri trattati bilaterali. Dallo scrutinio sono usciti sconfitti i Giovani UDC, la Lega dei ticinesi e i Democratici svizzeri (DS), promotori del referendum che si opponevano in primo luogo all'estensione della libera circolazione a Bulgaria e Romania. L'esito della votazione ha dimostrato che anche lo scenario presentato dall'UDC - aumento enorme della immigrazione, della disoccupazione, di dumping sociale e criminalità - non ha convinto gli svizzeri. Con quella odierna, il Consiglio federale, dal 1992, può stilare un bilancio positivo di 7 vittorie su 8 nelle votazioni concernenti la politica europea: il popolo non ha seguito le raccomandazioni del governo e del parlamento solo in occasione della votazione per l'adesione allo Spazio economico europeo nel 1992. Nelle votazioni successive concernenti l'Europa ha invece sempre seguito le autorità federali. Al contrario l'UDC, in generale all'opposizione su questioni di carattere europeo, è quasi sempre risultata perdente: uscita vincente dall'esito delle urne nel 1992, l'Unione democratica di centro ha subito quattro sconfitte in meno di cinque anni. In precedenza si è opposta invano agli accordi di Schengen/Dublino (2005), all'estensione della libera circolazione delle persone ai dieci nuovi membri dell'Ue (2005) e al miliardo di coesione (2006). ATS

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