
Le tre consigliere federali Micheline Calmy-Rey, Doris Leuthard ed Eveline Widmer-Schlumpf mettono in guardia oggi, dalle colonne di altrettanti giornali, contro un eventuale "no" popolare, il prossimo 8 febbraio, alla libera circolazione con l'Unione europea. Micheline Calmy-Rey giudica irrealistica la richiesta degli oppositori di sottoporre nuovamente al popolo, separatamente, la questione della proroga dell'accordo con l'Ue e quella di una estensione a Romania e Bulgaria. "Non possiamo scegliere se il nostro partner è costituito da 25 o 27 stati membri", ha dichiarato la ministra degli esteri alla "Südostschweiz". La collega all'Economia Doris Leuthard, interpellata dalla "NZZ", rileva che una nuova votazione sarebbe impossibile prima della fine di maggio, data fissata per il rinnovo dell'accordo di libera circolazione con l'Unione europea. Nel caso di un no l'8 febbraio, Berna potrebbe soltanto tentare di negoziare con Bruxelles una proroga del termine di sei mesi fissato dalla cosiddetta "clausola ghigliottina". In base a questa clausola, se viene disdetto un solo accordo dei sette entrati in vigore nel 2002 (Bilaterali I), cadono anche tutti gli altri. "Quando si vogliono giocare giochi strategici si fanno piani ad alto rischio", afferma Doris Leuthard. Per la ministra della giustizia Widmer-Schlumpf, intervistata dal quotidiano romando "Le Temps", un no popolare a febbraio non sarebbe una "catastrofe": "Non c'è mai una sola via da seguire ma, per me, la via bilaterale è chiaramente la migliore. Qualsiasi altra soluzione ci porrebbe immense difficoltà". Se i sette primi accordi bilaterali fossero denunciati, si dovrebbe rinegoziare in tutti gli ambiti. E sarebbe sbagliato credere che con 27 Stati si possano negoziare migliori condizioni che con 15 (i membri dell'UE con cui erano stati conclusi i Bilaterali I), avverte la Widmer-Schlumpf. ATS
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