
Per l'economia e per la Svizzera, la votazione federale dell'8 febbraio è la più importante dell'intera legislatura. Con questo convincimento un comitato radicale-liberale si è mobilitato in favore della continuazione dell'accordo di libera circolazione delle persone con l'UE e della sua estensione a Romania e Bulgaria. "Un no alla libera circolazione delle persone è un no alla prosperità della Svizzera", ha esclamato oggi davanti alla stampa il consigliere nazionale Johann Schneider-Ammann (PLR/BE). Si tratterebbe di un autogoal di fronte alla crisi economica. Il presidente dell'industria delle macchine ha quindi ricordato che un franco su tre guadagnato in Svizzera è frutto del commercio con l'Unione europea (UE). Secondo Schneider-Ammann, relazioni prospere sono possibili soltanto grazie a eccellenti legami con l'UE, che scaturiscono appunto dai vari accordi bilaterali. Sebbene la domanda non sia posta direttamente ai cittadini, lo scrutinio riguarda il mantenimento o meno dei primi sette accordi bilaterali, faticosamente elaborati e approvati dal popolo nel 2000 con una maggioranza del 67%, ha aggiunto la liberale ginevrina Martine Brunschwig Graf. Il comitato, che annovera oltre 200 persone, tra cui membri del Partito borghese-democratico (PBD), ha sparato a zero contro i democentristi che combattono la libera circolazione. Quest'ultimi lasciano intendere che, in caso di rifiuto, Bruxelles sarebbe pronta a rinegoziare. ATS
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