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Svizzera
Votazione 27 novembre sul nucleare, opposizione netta all'atomo
Redazione
10 anni fa

La votazione federale dello scorso 27 novembre sull'uscita dal nucleare evidenzia ancora una volta la spaccatura del Paese con motivazioni molto divergenti, rileva uno studio realizzato dall'istituto FORS (ex VOX) e diffuso oggi. Per gli avversari all'iniziativa degli ecologisti, a giocare un ruolo nella loro decisione è stato il calendario prospettato per l'abbandono del nucleare, mentre i sostenitori del testo si sono lasciati guidare da motivazioni legate alla sicurezza e in generale alle critiche verso l'energia derivante dall'atomo. L'iniziativa è stata bocciata (54,23% dei votanti e 20 Cantoni) - rileva lo studio commissionato dalla Cancelleria federale e realizzato oltre che da FORS, dal Centro studi sulla democrazia di Aarau (ZDA) e dall'istituto LINK - tuttavia una netta maggioranza dei votanti è contraria al nucleare. Sono stati sentiti 1578 cittadini che hanno partecipato alla votazione: l'82% di coloro che hanno detto di "no" lo hanno fatto in quanto non erano convinti delle tappe fissate nell'iniziativa per uscire dal nucleare, tappe considerate irrealistiche. Decisivo è stato inoltre il timore di una discontinuità nell'approvvigionamento energetico. Interessante risulta - secondo il sondaggio - il fatto che l'energia nucleare nel suo insieme non gode di favori: il 76% dei votanti (e il 63% dei favorevoli all'iniziativa) si sono espressi per una Svizzera senza atomo. La questione legata alla sicurezza ha diviso in modo netto i cittadini: l'85% dei partigiani dell'iniziativa, contro il 25% dei detrattori, hanno ritenuto che il testo accresce la sicurezza. Emerge inoltre una profonda separazione tra destra e sinistra. La quasi totalità degli elettori "Verdi" erano a favore dell'iniziativa, sostenuta anche dal 70% dei simpatizzanti di PS e Verdi liberali. Molto contenuto il sostegno espresso dagli elettori PLR e UDC (solo il 20%). L'iniziativa, emerge infine dall'analisi FORS, ha convinto soprattutto la fascia di cittadini sotto i 50 anni e quanti possiedono una formazione superiore. Per questo genere di studi l'istituto interpella 1500 persone aventi diritto di voto residenti nella Svizzera tedesca, francese e italiana, che rispondono a un'intervista telefonica di 15-20 minuti. Tutti sono estratti casualmente da un registro di campionamento stratificato regionalmente dell'Ufficio federale di statistica (UST). Spaccatura tra città e campagna In un'altra analisi sulla votazione, realizzata da Tamedia qualche giorno dopo il 27 novembre, era emersa ancora una volta la spaccatura che si è andata delineando negli ultimi anni tra città e campagna: gli svizzeri che vivono in zone rurali hanno infatti respinto il testo per l'abbandono del nucleare con il 59% dei voti, quelli che abitano in spazi urbani l'hanno invece accolto con il 56% di "sì". I minori di 34 anni e le persone tra i 50 ai 64 anni erano contrari al testo nella stessa misura. I "sì" e i "no" sono risultati equilibrati tra i cittadini d'età compresa tra i 35 e i 49 anni. Complessivamente, il voto delle donne è stato più combattuto rispetto a quello degli uomini: il 49% delle prime ha accolto l'iniziativa contro il 51% che l'ha respinta, mentre i secondi hanno detto di "no" nella misura del 43% contro il 57% di "sì". L'argomento più citato per il "sì" è che l'uscita dal nucleare sarebbe stata l'occasione per promuovere le energie rinnovabili (30%). Per il 27% invece il proseguimento dell'esercizio delle centrali era troppo pericoloso. Tra gli oppositori la motivazione principale è stata la minaccia di dipendere dall'importazione dall'estero di energia prodotta da carbone e atomi (33%).

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