
Volare deve costare di più: lo sostiene André Lüthi, CEO e presidente del consiglio di amministrazione di Globetrotter, gruppo bernese di agenzie di viaggio, nonché una delle figure più note del settore turistico svizzero.
«Non si tratta di sensi di colpa, ma del fatto che tutti i paesi industrializzati e i loro attori devono essere consapevoli delle proprie responsabilità», afferma l'imprenditore in un'intervista pubblicata oggi dalla Berner Zeitung (BZ). «Il cambiamento climatico è in atto ormai da anni. Il turismo contribuisce innegabilmente a questo fenomeno, poiché milioni di persone viaggiano», aggiunge. «A quanto pare, il bisogno di viaggiare è profondamente radicato in una parte di noi esseri umani. Dobbiamo però considerare il quadro d'insieme: la nostra società consumistica nel suo complesso produce troppe emissioni di CO2 in molti settori».
«Non si può vietare di viaggiare, ma dovremmo investire massicciamente nelle nuove tecnologie, nella ricerca e nei carburanti ecologici», prosegue il professionista. «Chi vola dovrebbe in futuro pagare una sorta di tassa sulle emissioni di CO2: ciò dovrebbe essere coordinato a livello internazionale. I fondi dovrebbero poi confluire direttamente nella ricerca, con l'obiettivo di rendere il trasporto aereo più pulito ed ecologico».
I voli - chiedono i giornalisti di BZ - dovrebbero tornare a costare di più? «Sì, assolutamente», risponde l'intervistato. «I collegamenti per Londra a 20 franchi hanno un prezzo che non è proporzionato ai costi. Se si può pagare un volo con la paghetta, significa che nel sistema c'è qualcosa che non va più. Dopotutto, viaggiare non è un diritto umano. Ma è un diritto se paghiamo prezzi equi».
«Un tempo, per un biglietto per Londra, come per molte altre cose nella vita, bisognava semplicemente risparmiare», ricorda il 66enne. «Un simile apprezzamento per i viaggi ci farebbe bene anche oggi. Prezzi più alti porterebbero automaticamente a una ragionevole riduzione dell'attività di viaggio: viaggi meno frequenti, ma più lunghi». La colpa, sostiene, non è dei clienti: «La nostra industria, non i consumatori, ha una grande responsabilità in questo senso, poiché ha in parte inondato il mercato con prezzi di dumping». Lüthi parla anche della propria esperienza personale. «Durante un anno sono in viaggio 6-8 settimane; una parte è legata al lavoro».
Il gruppo Globetrotter festeggia in questi giorni il 50esimo anniversario: ha dodici società specializzate in viaggi e 370 collaboratori. Dopo l'acquisizione di Kuoni e Hotelplan da parte di gruppi tedeschi si definisce il più grande operatore turistico svizzero. Sul futuro del gruppo, Lüthi assicura che non si assisterà a una vendita all'estero. «Una cosa è certa: noi tre azionisti non venderemo assolutamente a imprese straniere come Dertour o TUI: il gruppo Globetrotter resta saldamente in mani elvetiche», afferma. La successione è ancora aperta: oltre a Lüthi sono azionisti il fondatore Walter Kamm e l'imprenditore bernese Beat Zaugg. «Walter Kamm e Beat Zaugg non hanno figli. Perciò una delle varie opzioni è che il management partecipi all'impresa. Per la mia quota è pensabile anche una soluzione all'interno della famiglia», conclude.

