
“Aprite le dogane”. È questo il grido d’allarme lanciato dai commercianti di Lavena Ponte Tresa, al confine col Ticino. Una mano con la bandiera svizzera e una con quella italiana si intrecciano in simbolo di vicinanza e supporto reciproco. A causa delle chiusure dovute dalla pandemia, negozianti e artigiani del comune di confine stanno enormemente soffrendo la crisi economica. L’iniziativa è stata lanciata pochi giorni fa tramite i social con una pagina Facebook “Wonderful Ponte Tresa – Shopping Village”.
“Abbiamo bisogno di voi, come voi di noi: è reciproco”
L’appello è quello di riaprire, appunto, le dogane e permettere così il turismo dello shopping. A tal proposito abbiamo raggiunto Valentina, proprietaria di un negozio sul confine. “Ci troviamo in una situazione al limite della sopravvivenza, tante attività non ce la faranno e io per prima non so se sopravvivrò”. La maggior parte della clientela infatti è ticinese o in generale svizzera e questo è il punto fondamentale della situazione di disagio. “Anche le mie clienti di Lugano sono disperate perché non possono più fare acquisti al di là del confine. Come noi abbiamo bisogno di voi, voi avete bisogno di noi: come è sempre stato. La zona di confine va trattata come tale”, racconta Valentina.
“Confine permeabile, la zona va trattata diversamente”
Proprio su quest’ultimo punto si è espresso il sindaco di Lavena Massimo Mastromarino da noi contattato. “È un fatto che è sotto gli occhi di tutti. Si tratta di un confine permeabile, anche nel periodo della peggiore pandemia i frontalieri potevano oltrepassare la frontiera e ora?”, sottolinea il sindaco. “Per questo motivo chiediamo che il governo italiano tratti questa fascia diversamente rispetto alle altre zone della penisola che non sono legate economicamente al confine”.
“Possiamo avere anche frontalieri dello shopping”
Secondo il Sindaco bisognerebbe pensare a nuove misure, a delle deroghe per venire in Italia che non riguardano soltanto gli acquisti ma anche gli affetti e le relazioni. “Le frontiere sono chiuse da mesi e sta diventando insostenibile. Ho scritto una lettera al nuovo ministro per lo sviluppo economico Giancarlo Giorgetti per attuare un provvedimento diverso e per pensare a degli aiuti da destinare alle attività di frontiera. Siamo un sistema economico transfrontaliero”, sottolinea. Insomma, per il sindaco sarebbe necessario concedere ai ticinesi di andare in Italia anche solo per 24 ore per svolgere delle commissioni; una sorta di frontaliere ma per gli acquisti. “Abbiamo i frontalieri del lavoro, possiamo anche avere i frontalieri dello shopping”, conclude Mastromarino.
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