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San Gallo
Visto umanitario negato per una vedova afghana e i suoi figli
© Shutterstock
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Keystone-ats
2 anni fa
Secondo il Tribunale amministrativo federale (TAF) non è esposta a un pericolo maggiore rispetto al resto della popolazione. Non bastano nemmeno le dichiarazioni della donna, che sostiene di aver ricevuto lettere di minaccia per non aver seguito le regole dei talebani.

A una vedova afghana è stato giustamente negato il visto umanitario, poiché non è esposta a un pericolo maggiore rispetto al resto della popolazione. Lo ha deciso il Tribunale amministrativo federale (TAF). La donna aveva richiesto il visto attraverso l'ambasciata svizzera in Pakistan, anche per due figlie maggiorenni e un figlio minorenne. Per un visto di tale tipo una persona deve trovarsi in pericolo immediato, serio e concreto. Un rischio solo ipotetico non è sufficiente, afferma la corte di San Gallo nella sentenza pubblicata oggi. Con tale decisione il TAF conferma il punto di vista della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), secondo cui non si può concedere un visto solamente per l'assenza di un capofamiglia di sesso maschile.

Essere donna non è un criterio sufficiente

Essere donna, secondo il tribunale, non è un criterio sufficiente a provare una situazione di pericolo, nemmeno se si prende in considerazione la situazione in Afghanistan. Non bastano nemmeno le dichiarazioni della donna, che sostiene di aver ricevuto lettere di minaccia per non aver seguito le regole dei talebani. L'appartenenza all'etnia degli hazara non cambia le cose. La concessione di un visto umanitario sottostà a principi differenti rispetto all'asilo, sottolinea il TAF, che fa riferimento a una prassi valevole dalla scorsa estate, quando la SEM ha stabilito che le donne provenienti dall'Afghanistan sono considerate vittime di una legislazione discriminatoria e di persecuzioni a sfondo religioso. La sentenza è definitiva e non può essere inoltrato ricorso.