
Le visiere in plastica utilizzate soprattutto nel settore della ristorazione non offrono una protezione sufficiente: lo ha sostenuto ieri il medico cantonale grigionese Marina Jamnicki. Tuttavia, l’Ufficio federale della sanità pubblica (UFSP) non prevede adeguamenti in merito. Il caso emerso in un hotel dei Grigioni ha sollevato il dubbio sull’effettiva protezione delle visiere: alcuni dipendenti che la indossavano hanno contratto il coronavirus, a differenza dei colleghi che invece portavano una mascherina igienica. Se non dovesse essere possibile mantenere la distanza di 1,5 metri, si raccomanda l’uso delle mascherine e di altre misure adeguate come le regole d’igiene, ricorda l’UFSP. La visiera in plastica non rappresenta dunque una terza alternativa e non sostituisce in nessun caso la mascherina igienica, ribadisce Yann Hulmann, portavoce dell’UFSP, all’agenzia Keystone-ATS.
Il piano di protezione di Gastrosuisse
Il governo, attualmente, è in contatto con l’organizzazione GastroSuisse e si dice “consapevole” della problematica, poiché alcune misure del piano di protezione per il settore alberghiero e della ristorazione creano una certa confusione. All’interno di esso, valido a partire dallo scorso 22 giugno, si trovano le misure da adottare in caso di distanziamento non praticabile tra colleghi: “Se la distanza di 1,5 metri risulta inferiore in servizio, anche per un breve periodo di tempo, si raccomanda - seppure non sia obbligatorio - di indossare una mascherina igienica (ad es. mascherine chirurgiche) o una visiera di protezione”.
Il piano di protezione è stato sviluppato in collaborazione con l’UFSP, l’Ufficio federale della sicurezza alimentare e di veterinaria (USAV), nonché la Segreteria di Stato dell’economia (SECO).
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