
Occorre meglio tutelare i cittadini di Stati terzi che subiscono violenza domestica. È l'obiettivo della la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale (CIP-N) che intende estendere e precisare delle norme relative ai casi di rigore. In questo modo vuole evitare che le vittime siano confrontate con la perdita dei loro diritti di soggiorno in caso di scioglimento del matrimonio o della comunità familiare.
Diritti estesi non solo agli svizzeri
In caso di violenza domestica non devono essere garantiti, come attualmente, solo i diritti di soggiorno dei coniugi di cittadini svizzeri e di persone che dispongono di un permesso di domicilio, si legge in una nota odierna dei servizi del parlamento. Devono godere di maggiore protezione anche i coniugi di persone che dispongono di un permesso di dimora o di un permesso di soggiorno di breve durata e di persone ammesse temporaneamente. Con il suo progetto, la Commissione intende rendere al contempo più concreta la nozione di violenza domestica, introducendo nella legge esempi di indizi e caratteristiche che la contraddistinguono, viene precisato. L'applicazione delle nuove disposizioni sarà di competenza dei Cantoni.
Approvazione dalle autorità federali
Come per le attuali norme sull'ammissione dei casi personali particolarmente gravi, i Cantoni dovranno richiedere l'approvazione delle autorità federali anche per l'applicazione della nuova regolamentazione. Nella sua nota, la commissione rileva che durante la procedura di consultazione la maggioranza dei pareri è stata positiva. Il progetto è stato approvato con 16 voti a 7. Chi si oppone al teme che la prevista estensione dei diritti in materia di soggiorno comporti il rischio di abusi. Inoltre il progetto di legge non assicurerebbe l'oggettivazione della violenza domestica.

