
Uno va in prigione, l'altro potrà tornare in Svizzera: questi gli ultimi sviluppi della vicenda dei due svizzeri trattenuti in Libia dal luglio del 2008. Max Göldi, piegandosi a un ultimatum delle autorità di Tripoli, ha accettato di consegnarsi alla giustizia libica: dovrà scontare quattro mesi di carcere per "soggiorno illegale". L'altro ostaggio, lo svizzero-tunisino Rachid Hamdani, prosciolto da ogni accusa, sarà presto autorizzato a lasciare il paese. Dopo un lungo periodo di stallo e dopo la decisione elvetica di stilare una lista nera di personalità libiche indesiderate - fatto questo che ha condotto alla guerra dei visti tra Tripoli e i paesi dell'area Schengen - la crisi ha quindi subito una brusca accelerazione. L'agenzia di stampa libica Jana ha reso noto che "il ministero degli esteri ha convocato ieri sera gli ambasciatori dei paesi dell'Unione europea a Tripoli e li ha informati che alla sede diplomatica elvetica è stato intimato di consegnare lo svizzero (Göldi) entro lunedì a mezzogiorno": in caso contrario la Libia minaccia ritorsioni, di cui non viene specificata la natura. Salah Zahaf, avvocato difensore dei due svizzeri, ha indicato stamane che Göldi "uscirà spontaneamente dall'ambasciata elvetica, dove si è rifugiato, e si consegnerà alla giustizia libica". Sarà condotto nel carcere di Ain Zara, presso Tripoli, dove potrà ricevere visite in ogni momento e dove gli sarà garantita assistenza medica. A sua disposizione avrà anche un traduttore. In un secondo tempo, ha ancora precisato Zahaf, "presenteremo una richiesta di grazia presso il Consiglio superiore delle istanze giudiziarie". Quanto a Ramdani, l'avvocato ha detto che "si sta preparando a lasciare il paese. Ci apprestiamo a recarci presso l'ufficio dei passaporti per ottenere il visto di uscita. Ramdani partirà subito dopo in direzione della Tunisia". ATS
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