
Il governo ginevrino è "indignato e sbalordito": è quanto ha dichiarato oggi il presidente dell'esecutivo cantonale, David Hiler, commentando l'accordo stipulato tra il presidente della Confederazione Hans-Rudolf Merz e le autorità di Tripoli nell'intento di mettere fine alla crisi diplomatica sorta tra i due paesi dopo l'arresto di Hannibal Gheddafi, figlio del leader libico, avvenuto in un albergo ginevrino nel luglio del 2008. Sulla vicenda interviene nuovamente il sociologo Jean Ziegler, che avverte: se il Consiglio federale non sosterrà la posizione di Merz, i libici potrebbero non rispettare i patti. Secondo Hiler, l'accordo - che prevede scuse ufficiali per l'arresto di Hannibal e l'istituzione di un tribunale arbitrale chiamato a stabilire eventuali responsabilità e risarcimenti - è frutto di una improvvisazione. Non c'era infatti nessuna necessità di abbinare le due cose. Una tale intesa "è possibile sul piano internazionale, ma non è conforme al diritto svizzero". "La soluzione di questo pasticcio giuridico è di conseguenza ancora lontana". La posizione del governo ginevrino è chiara e rimane immutata. Le nostre preoccupazioni, ha aggiunto Hiler, sono condivise da alcuni membri del Consiglio federale, da illustri giuristi, dai mass media e anche dalla popolazione. Ginevra non auspica comunque "polemiche pubbliche", perlomeno fintanto che non saranno rilasciati i due cittadini svizzeri, trattenuti in Libia da oltre un anno in segno di ritorsione. Dubbi sull'operato del presidente della Confederazione sono stati espressi anche da Jean Ziegler. "Se Hans-Rudolf Merz sarà sconfessato dal Consiglio federale e dall'opinione pubblica, i libici potrebbero congelare l'intesa", ha detto all'ATS il sociologo ginevrino, che è anche vice presidente del comitato consultivo del Consiglio dei diritti umani dell'ONU. L'esito della crisi tra Berna e Tripoli è quindi ancora molto incerto. Ziegler ha aggiunto che i due "ostaggi" elvetici potrebbero essere rimessi in libertà nell'ambito dell'amnistia generale prevista per il quarantesimo anniversario della rivoluzione libica, il primo settembre. Lo stesso Ziegler è invitato alla cerimonia e - se il suo gesto sarà giudicato opportuno - potrebbe chiedere di essere ricevuto dal colonnello Muammar Gheddafi, che peraltro conosce personalmente. Anche il sociologo ginevrino critica l'accordo stipulato da Merz e più specificatamente il punto relativo all'istituzione di un tribunale arbitrale, con sede a Londra. La Corte prenderà infatti posizione sull'arresto di Hannibal e della moglie Aline, ma non - come aveva chiesto il Dipartimento federale degli affari esteri - sulla legalità delle sanzioni economiche decretate dalla Libia ai danni delle aziende elvetiche. Per i due svizzeri trattenuti nel paese nord africano - a quattro giorni dalla visita del presidente della Confederazione a Tripoli - non si segnalano novità: il Dipartimento federale delle finanze (DFF), di cui Merz è titolare, si è limitato ad indicare che "rimane in contatto con le autorità libiche". Di ritorno dal suo viaggio, che aveva sorpreso più di un osservatore, Merz aveva dichiarato che i due elvetici potranno rientrare in patria entro la fine del mese. Il DFF oggi non ha però voluto fornire informazioni sui tempi e sulle modalità dell'operazione. "Ne sapremo di più nei prossimi giorni", è stato il laconico commento della portavoce Delphine Jaccard. ATS
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