
La decisione del Consiglio federale di non imporre l'obbligo di un test Covid per entrare in Svizzera ai viaggiatori provenienti dalla Cina non piace all'UDC e all'Alleanza del Centro. Il PLR invece l'approva. Nessuna reazione è invece arrivata per il momento da PS e Verdi.
Il Centro: "Poco comprensibile"
In un cinguettio, l'Alleanza del Centro giudica "poco comprensibile" la decisione dell'esecutivo. Il partito sostiene come "l'evoluzione rapida e incerta del Covid in Cina impone delle misure di prevenzione". L'Alleanza del Centro ricorda come l'UE e l'OMS raccomandino i tamponi. Insomma, per la formazione politica "l'obbligo di test per le persone che giungono dalla Cina è necessario".
Per l'UDC meglio reagire
Di parere simile sono i democentristi: il capogruppo e consigliere nazionale Thomas Aeschi (ZG), ricordando che altri Paesi come Stati Uniti, Germania, Francia, Italia, Spagna e Giappone hanno preso decisione diverse, ritiene che la Svizzera farebbe meglio a reagire ora piuttosto che dover imporre nuovamente restrizioni in un secondo momento. Rendendo obbligatorio il test per le persone provenienti dalla Cina, si potrebbe evitare che mutazioni giungano in Svizzera, precisa Aeschi. Quest'ultimo ha depositato un atto parlamentare in materia che sarà discusso già domani dalla Commissione della sicurezza sociale e della sanità (CSSS).
PLR d'accordo sulla decisione del Governo
Da parte sua, il consigliere nazionale del PLR Andri Silberschmidt (ZH) vede la situazione in modo diverso e, interrogato da Keystone-ATS, dice di approvare la decisione del governo. Parto dal presupposto che il Consiglio federale prenda le sue decisioni sulla base dei rischi e dei dati epidemiologici. Lo zurighese non ha poi mancato di inviare una frecciatina all'UDC, un partito che oggi chiede il test ma che si è ripetutamente espresso contro la legge Covid.

