
In California c’è una disposizione di legge denominata “Three strikes and you are out”, una denominazione che prende spunto dal baseball (quando il battitore non prende la palla per tre volte viene eliminato). In pratica se vengono commessi tre reati inclusi in una apposita lista (pedofilia, omicidio, stupro, spaccio di droga ma anche furto) si rischia di venir rinchiusi a vita. Dal 2012 la reclusione, in ogni caso, non è più automatica.
In Svizzera, invece, a un cittadino serbo di 31 anni sono stati necessari quattro “strike” prima di essere allontanato dal territorio nazionale. Dopo aver raggiunto la famiglia grazie a un ricongiungimento nel 1998, l’uomo era caduto in una spirale di crimini quali lesioni personali, furto e infrazioni alla legge sulla circolazione stradale per i quali era stato richiamato dall’Ufficio della migrazione del Canton Lucerna in due diverse occasioni (nel 2002 e nel 2004). Inutilmente. Nel maggio del 2008 le autorità lo avevano avvertito per la terza volta: se non avesse ‘messo la testa a posto’, avrebbe rischiato l’espulsione.
Nel 2010 l’Ufficio della migrazione aveva deciso di non rinnovargli il permesso di soggiorno e la vicenda era approdata in aula. Il Tribunale amministrativo cantonale gli aveva concesso un’ultima possibilità. Il ragazzo, nel frattempo divenuto padre di un bambino, però, era stato condannato nel giugno del 2013 per lesioni, minacce, danneggiamento, acquisto, possesso e consumo di stupefacenti. Giudicato irrecuperabile, l’Ufficio della migrazione lucernese ha infine deciso, nel dicembre del 2014, di non rinnovargli il permesso di soggiorno. Il Tribunale amministrativo cantonale ha confermato le decisione e il ragazzo si è così rivolto al Tribunale federale
I giudici di Mon Repos hanno tuttavia dato ragione alle autorità lucernesi e confermato la revoca del suo permesso. Corretta, dunque, la tesi dei giudici lucernesi che non hanno ravvisato alcuno sforzo fatto per integrarsi in Svizzera. A giocare un ruolo determinante, le 23 condanne penali a suo carico.
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