
I vescovi svizzeri respingono l'iniziativa popolare per "Favorire la donazione di organi e salvare vite umane", riuscita formalmente in aprile. Il testo chiede che ogni persona diventi donatrice di organi a meno che non si sia espressa diversamente in proposito. In una conferenza stampa tenutasi oggi a Berna, la Conferenza dei vescovi svizzeri (CVS) ha rilevato che donare gli organi può essere morale e persino meritorio, ma a condizione che chi lo fa sia d'accordo in piena conoscenza di causa.
Papa Francesco - ricorda un comunicato della CVS - ha sottolineato recentemente che la donazione di organi è "un'espressione di misericordia e di responsabilità sociale nonché della nostra fratellanza universale che unisce tutti gli uomini e le donne". Per i fedeli è da intendersi come "dono al Signore che si è identificato in coloro che soffrono", un gesto concreto di amore generoso.
Un regalo presuppone però l'espressa volontarietà del donatore. E secondo la conferenza episcopale l'introduzione di un presunto consenso è in contraddizione al principio della volontà esplicita. Per questo motivo i vescovi svizzeri respingono la soluzione proposta dall'iniziativa popolare, che ha raccolto 112'633 firme valide.
La CVS nota poi che sebbene fornire i propri organi sia un atto d'amore non ne consegue alcun dovere morale. Chi non si decide a donare un organo non può in nessun caso essere condannato moralmente. Dalla loro esperienza pastorale i vescovi sanno che spesso i famigliari devono prendere delle decisioni gravide di conseguenze e incoraggiano quindi tutti i fedeli a discutere la loro volontà con i parenti.
Attualmente, gli organi di una persona deceduta vengono donati solo se quest'ultima ha fornito il suo consenso. Per farlo è possibile annunciare la propria scelta su un registro nazionale: a fine 2018, gli iscritti erano circa 44'000. La Svizzera conta 14,2 donatori per milione di abitanti all'anno (media 2012-2016), una cifra due volte più bassa rispetto a Francia, Austria e Italia, Paesi dove vige il modello del "consenso presunto".
I membri della CVS, riunitisi nella 324esima assemblea svoltasi dal 3 al 5 giugno nel monastero benedettino di Sankt Gerold (Voralberg austriaco), hanno anche preso atto di varie lettere aperte e di appelli al rinnovamento della Chiesa cattolica, "visti come l'espressione di una crisi in seno alla Chiesa".
A livello diocesano si sono già svolti vari dibattiti e anche la Conferenza episcopale desidera avviare un dialogo su tali questioni e rivendicazioni. "Data la loro complessità e diversità, la CVS vorrebbe affrontare tali sfide con un gran numero di fedeli".
In questo senso un gruppo di lavoro analizzerà gli argomenti trattati, ad esempio il ruolo delle donne, il celibato e i "viri probati" (ordinazione di uomini sposati di una certa età e di provata fede che possano celebrare messa nelle comunità dove c'è scarsità di sacerdoti), gli abusi sessuali e di potere nonché la fede e la sua trasmissione.
Il gruppo ad hoc "esaminerà come affrontare al meglio questi temi, quali persone dovrebbero essere coinvolte, nonché le eventuali proposte da fare alla Chiesa universale. Nel suo lavoro terrà conto anche delle conclusioni dei dibattiti svoltisi nelle diocesi su questi temi", afferma una nota odierna della Conferenza dei vescovi svizzeri.
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