
Occorre vietare l'uso pubblico di simboli estremisti, come quelli nazionalsocialisti, razzisti o discriminatori. Lo chiede una mozione della Commissione degli affari giuridici del Consiglio degli Stati che il Consiglio federale raccomanda di accogliere. L'atto parlamentare invita il governo ad istituire le basi legali allo scopo di rendere punibile l’uso, l'esposizione e la diffusione pubblici di mezzi, segni e simboli di propaganda razziale, di violenza o estremista, come ad esempio i simboli nazionalsocialisti, quali gesti, slogan, forme di saluto, distintivi e bandiere, in particolare di un’associazione intesa a discreditare o calunniare sistematicamente persone per la loro razza, etnia o religione. Incassato il "sì "del governo, la Camera dei Cantoni dovrebbe trattare il tema nel corso della sessione invernale.
Il punto della questione
Mozioni e iniziative parlamentari simili non sono nuove. Ancora nel maggio scorso, il Consiglio nazionale aveva approvato una mozione di Marianne Binder (Centro/AG) che si riferiva però solo al nazismo. In quell'occasione, però, il Governo chiedeva di respingere l'atto parlamentare. Secondo l'Esecutivo, benché la norma penale antirazzismo punisca chiunque propaghi pubblicamente un'ideologia intesa a discreditare o calunniare sistematicamente persone per la loro razza, etnia, religione o per il loro orientamento sessuale, sono le circostanze concrete a determinare se si tratta di un atto di propaganda. Il semplice fatto di manifestare pubblicamente simpatia per un'ideologia discriminatoria o di farvi riferimento, anche in maniera cinica, non costituisce ancora un atto di propaganda, argomentava l'Esecutivo. L'autore deve inoltre voler influenzare terzi e farli aderire a questa ideologia. Se lo fa, si rende punibile secondo il diritto vigente.
Cosa dice la giurisprudenza del TF
Mettere in mostra e strumentalizzare simboli del nazionalsocialismo può essere scioccante e gravoso, soprattutto per le vittime e i loro familiari e discendenti; ciononostante l'utilizzo pubblico di simboli razzisti senza scopi propagandistici viola soltanto indirettamente la dignità umana e la pace pubblica, sosteneva il Consiglio federale. È vero che la libertà di espressione non vale in maniera assoluta, ma stando alla giurisprudenza del Tribunale federale occorre tuttavia accettare che possano essere espresse anche opinioni disturbanti, seppur intollerabili per la maggioranza.

