
Il presidente dell'Unione svizzera dei contadini (USC), Markus Ritter, vuole unire le forze con i Verdi sulle questioni agricole. In particolare per degli standard di produzione più elevati e per sostenere il referendum contro l'accordo di libero scambio con i paesi del Mercosur. La segretaria generale degli ecologisti si è detta contenta di una collaborazione che possa portare a rapide soluzioni.
In un'intervista al domenicale SonntagsZeitung, Markus Ritter propone ai Verdi di accontentarsi di standard di produzione agricola che verrebbero aumentati ma che rimarrebbero leggermente al di sotto del livello del biologico. In cambio, i contadini potrebbero sostenere la richiesta dei Verdi di fermare l'importazione di derrate di livello inferiore a quelle svizzere.
Come primo passo verso tale alleanza, il presidente dell'USC prevede di sostenere il referendum contro l'accordo di libero scambio con il mercato comune dell'America meridionale (Mercosur: Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay), al fine di escluderne la produzione agricola.
"In Brasile poco importa se si produce su terreni disboscati e negli Stati Uniti l'ingegneria genetica è molto diffusa, mentre qui da noi sono in vigore standard elevati. I conti non tornano", nota Ritter. Egli è quindi convinto che i contadini debbano discutere di un'alleanza con gli ecologisti "per proteggere l'agricoltura e l'ambiente".
E se dovesse essere confermato che l'accordo di libero scambio del Mercosur non contiene disposizioni efficaci in materia di sostenibilità, secondo Ritter bisognerà agire nell'ambito della politica agricola per mantenere "la protezione delle frontiere con disposizioni in materia di sostenibilità".
Per quanto riguarda le norme nazionali è comunque importante trovare un ragionevole equilibrio. Ad esempio, la Svizzera dispone già di una delle leggi più severe al mondo in materia di protezione degli animali. E quindi egli non sostiene sostiene l'iniziativa contro l'allevamento intensivo. "Non possiamo diventare molto più severi se i nostri agricoltori non vogliono perdere completamente la loro competitività", sottolinea Ritter, che ha un'azienda di produzione agricola biologica.
La quota di prodotti biologici che oggi può essere venduta in Svizzera è solo del 12%. Ciò mostra che la maggior parte dei consumatori non è ancora disposta a pagare i prezzi del biologico. L'attuazione di alcune iniziative rincarerebbe gli alimentari dal 20 al 40 per cento.
Il presidente dell'USC non lesina critiche nemmeno alle proposte del Consiglio federale, definite "un orrore": l'esecutivo vuole regole più severe in patria senza doverle rispettare per i prodotti importati. "Dice che questo non è permesso a causa delle regole dell'OMC", critica Ritter. "La proposta di un tale trattamento preferenziale unilaterale dei prodotti stranieri rispetto agli alimentari nazionali mi deprime. Ciò non farebbe altro che annientare l'agricoltura svizzera".
Dal canto suo, la segretaria generale dei Verdi Regula Tschanz ha dichiarato all'agenzia di notizie Keystone-ATS che il suo partito è pronto a collaborare con l'USC per attuare una strategia commerciale sostenibile. "Ma - ha sottolineato - vogliamo anche una controproposta efficace alle iniziative sui pesticidi", ossia un controprogetto che porti rapidi miglioramenti e apra nuove prospettive per gli agricoltori. "Siamo felici di sederci a tavolo con il sindacato dei contadini per discuterne", poiché sono necessarie soluzioni in tempi brevi.
Regula Tschanz ha poi detto che Markus Ritter ha ragione quando sostiene che ci debba finalmente essere una strategia di qualità per il cibo importato. Per questo nel 2018 egli ha sostenuto l'iniziativa dei Verdi "per gli alimenti equi", così come avevano fatto le associazioni di contadini della Svizzera romanda e l'Unione svizzera delle contadine e delle donne rurali (USCD).
La Tschanz ha ricordato che l'obiettivo dell'iniziativa "Fair Food" era di rafforzare la protezione dell'ambiente e degli animali nell'industria agroalimentare indigena, regolamentando al contempo le importazioni. Senza regole vincolanti, c'è il pericolo che il commercio al dettaglio e la ristorazione eludano semplicemente gli standard ambientali più elevati in Svizzera utilizzando alimentari a basso costo provenienti dall'estero, ha notato la segretaria generale dei Verdi.
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