
La sentenza del Tribunale federale (TF) che ha giudicato legale la trasmissione da parte della FINMA - l'autorità di vigilanza dei mercati finanziari - dei dati di clienti americani UBS alle autorità fiscali statunitensi rappresenta un precedente pericoloso. Lo ha dichiarato il professore di diritto Peter Kunz a varie testate svizzero-tedesche il giorno dopo la sentenza della massima corte elvetica. Per Kunz, il verdetto del TF potrebbe servire da pretesto per altre richieste del genere da parte di paesi esteri. Quest'ultimi potrebbe arguire che basta esercitare pressione sulle autorità elvetiche per ottenere ciò che si vuole. "Con tale verdetto il TF lancia un segnale negativo ai cittadini svizzeri", ha sostenuto l'esperto bernese in colloqui resi al "Tages-Anzeiger", al "Bund" e alla "Neuen Luzerner Zeitung". "I pesci piccoli vengono puniti, mentre le autorità sostengono le grandi banche, anche senza base legale". Il fatto che il TF abbia giustificato la trasmissione dei dati avvalendosi della clausola generale di polizia è per Kunz una vera spina nel fianco. Con questa sentenza, i giudici di Losanna hanno infatti "abbassato i criteri alla base del diritto d'urgenza". Il professore dubita che gli Stati Uniti avrebbero spinto UBS verso il fallimento. Era un bluff, a suo avviso, dal momento che gli Americani sapevano che le conseguenze di un simile gesto sarebbero state ancora più gravi di quelle causate dal fallimento di Lehman & Brothers. "Non vi era quindi necessità di adottare il diritto d'urgenza, per di più prerogativa del Consiglio federale e del parlamento", ha sostenuto l'esperto. Il fatto che la FINMA si sia avventurata sul terreno "scivoloso del diritto d'urgenza è imputabile al Consiglio federale". "L'errore iniziale è stato commesso dall'Esecutivo", ha precisato Kunz. Non assumendosi la responsabilità per questa decisione, il Consiglio federale ha contribuito ad erodere lo stato di diritto, ha concluso. ATS
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