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Svizzera
Vennero incarcerati perché "dissoluti", una legge riparerà il torto
Redazione
14 anni fa

Le persone che in passato sono state incarcerate in virtù di una decisione amministrativa vanno riabilitate attraverso un'apposita legge. In procedura di consultazione questa idea trova largo consenso, anche se non manca una voce fuori dal coro: l'UDC ritiene infatti che non sarà una legge a riparare il torto subito dalle vittime. Fino al 1981 in Svizzera le autorità tutorie collocarono molte persone - in gran parte giovani - in diversi penitenziari e istituti educativi a causa dello loro "condotta dissoluta", "sregolatezza", "alcoolismo" o per motivi analoghi. Questo avveniva semplicemente attraverso un atto amministrativo, senza una procedura giudiziaria e senza che gli interessati potessero chiedere a un giudice il riesame delle misure educative. Come conseguenza diversi individui vennero emarginati, discriminati e stigmatizzati a vita per essere stati in carcere: tutto questo senza peraltro aver mai commesso alcun reato. Nell'autunno 2010 i rappresentanti della Confederazione e dei cantoni - a partire dalla la consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf - chiesero pubblicamente scusa per quanto successo. A questo atto morale dovrebbe ora seguirne uno di natura legale: la commissione degli affari giuridici del Consiglio nazionale ha elaborato un progetto di legge per la riabilitazione delle persone internate, mandandolo in consultazione sino al 22 febbraio. Le malelingue affermano che attraverso questa normativa si vogliono soprattutto evitare richieste di risarcimento. Questo aspetto è infatti esplicitamente trattato nel testo: il riconoscimento di un torto subito non comporta alcun diritto a un risarcimento, a un indennizzo o ad altre compensazioni finanziarie, si legge nell'articolo 4 della legge. Questo punto viene accolto positivamente in molte prese di posizione, come per esempio quelle di PLR e PPD. Da parte sua l'Unione sindacale svizzera (USS) vedrebbe di buon occhio invece almeno un risarcimento simbolico. L'associazione Riabilitazione degli internati su decisione amministrativa (Rehabilitierung der Administrativ Versorgten, RAVIA) fa notare che l'articolo 4 lascia esplicitamente aperta la possibilità di una riparazione da parte di cantoni e comuni. RAVIA auspica inoltre la creazione di un fondo per venire in aiuto a persone che oggi si trovano nel bisogno. L'associazione chiede che la Confederazione allestisca un ufficio che possa offrire consulenza gratuita: una richiesta fatta propria anche dall'USS e dalla Commissione federale per le questioni femminili. Un'altra disposizione della legge è dedicata alla rielaborazione storica di quanto successo, attraverso un gruppo di esperti indipendente o il Fondo nazionale per la ricerca scientifica: la maggioranza dei partecipanti alla consultazione opta per la commissione d'esperti. La normativa dovrebbe inoltre regolare l'accesso agli atti sia da parte degli interessati, sia da parte degli storici. A quest'ultimo proposito c'è chi, come il consiglio di Stato di Zugo, esprime riserve: coloro che vogliono consultare documenti di persone ancora in vita dovrebbero chiederne l'assenso, ritiene il governo cantonale. Da più parti viene richiesto inoltre di estendere la portata della legge anche ad altri individui che in passato subirono misure costrittive. Ad esempio ragazze madri, che si videro togliere i loro figli, i Verdingkinder - bambini che venivano affidati a famiglie contadine e costretti a dure condizioni di lavoro - o chi subì sterilizzazioni forzate. Contraria alla legge è l'UDC. I democentristi riconoscono che gli interessati hanno dovuto subire molte sofferenze: ma a loro avviso non è attraverso queste disposizioni che si può correggere quanto successo. Il partito di Toni Brunner non ha nulla da obiettare riguardo al riconoscimento del torto subito e all'elaborazione storica del tema: entrambi questi aspetti possono però essere trattati senza passare attraverso una legge, sostiene la formazione politica. ATS

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