
Orange e Sunrise hanno rispettivamente licenziato e sospeso i loro dipendenti incriminati per aver violato il segreto delle poste e delle telecomunicazioni. Swisscom non ha voluto indicare la sorte riservata al proprio collaboratore, che come i due degli altri operatori telecom, è sospettato di compravendita illecita di dati confidenziali. Contattato ieri dall'ats in merito a informazioni pubblicate dal sito internet della radiotelevisione romanda RTS, il procuratore pubblico di Ginevra Yves Bertossa si è limitato a indicare che un'inchiesta è in corso. Secondo la RTS, per anni i tre dipendenti avrebbero venduto a terzi dati confidenziali. Questi consisterebbero in liste di numeri telefonici. Uno dei clienti sarebbe un'agenzia investigativa vodese. Il dipendente di Orange Svizzera è stato licenziato venerdì scorso con effetto immediato. "L'uomo ha ammesso i fatti" contestatigli, ha riferito all'ats la portavoce Therese Wenger. L'operatore sta valutando i prossimi passi da compiere. Orange ha comunque già aperto un'inchiesta interna per rivedere i processi di controllo volti a garantire la protezione dei dati, ha aggiunto la Wenger che, tenendo conto dell'indagine penale in corso, non ha voluto fornire altre informazioni. Presso Sunrise la persona incriminata è stata sospesa dalle sue funzioni in attesa dei risultati dell'indagine, ha spiegato Roger Schaller, responsabile dell'informazione. Come Orange, l'operatore aspetta di disporre di altre informazioni prima di inoltrare una denuncia penale. Dal canto suo Swissscom fornirà informazioni sulla sorte riservata al suo dipendente incriminato quando saranno noti i risultati della procedura del procuratore Bertossa. Per l'Incaricato federale della protezione dei dati (IFPD) Hanspeter Thür, il caso emerso questa fine settimana somiglia ad altri registrati nel settore bancario. A sua conoscenza, è la prima volta che la giustizia elvetica apre una procedura penale nel settore delle telecomunicazioni per la vendita a terzi di informazioni coperte dal segreto. A prima vista, dice Thür, si ha l'impressione che i controlli interni siano insufficienti. Per il momento è prematuro esprimere giudizi su un'ipotetica insufficienza nella Legge federale sulla protezione dei dati (LPD). ATS
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