
"Vendere": non lascia spazio a grandi interpretazioni il pensiero di Avenir Suisse. In uno studio pubblicato ieri, il "think tank" dell'economia svizzera ha esposto la sua strategia sul tema delle privatizzazioni.
"Con quali rischi si possono ancora gravare i contribuenti svizzeri, e dove sarebbe conveniente privatizzare le imprese pubbliche, sia politicamente sia economicamente?", è l'interrogativo sollevato da Avenir Suisse.
"La Svizzera possiede un portafoglio di aziende pubbliche ben fornito. Sono però i contribuenti a sostenere i rischi finanziari di queste aziende, che sempre più spesso devono affermarsi sui mercati competitivi e globali", viene evidenziato nello studio. Il senior fellow Samuel Ritz ha esaminato in dettaglio le società svizzere controllate dallo Stato e la sua analisi "ha sfatato il mito secondo cui le imprese e le partecipazioni pubbliche garantirebbero qualità e prezzi bassi".
Al contrario, Ritz mostra che "i conflitti d’interesse politici risultanti da questa situazione possono avere conseguenze molto negative". La valutazione degli sviluppi nel settore delle telecomunicazioni, in quello finanziario e in quello energetico "costituisce la base del programma di privatizzazioni per la Svizzera presentato nello studio".
Per questo motivo, la ricetta di Avenir Suisse prevede una massiccia privatizzazione. "Vendere", dicevamo, Swisscom, Postfinance, le Banche cantonali, la RUAG e le aziende del settore energetico come Axpo e Alpiq. Una simile operazione, evidenzia Avenir Suisse, sarebbe soltanto vantaggiosa: "Vendendo le banche cantonali si incasserebbero 40 miliardi. Ben 14 Cantoni azzererebbero così il loro deficit in un colpo solo".
Anche Swisscom andrebbe venduta senza patemi d'animo: "Quando è stata quotata in borsa nel 1998 valeva 42 miliardi, oggi circa 26. Fosse stata venduta nel 2015, ogni abitante della Confederazione avrebbe ottenuto 1'600 franchi".
Anche a livello politico il tema della privatizzazione è molto sentito da parte di alcuni schieramenti, ma in questo senso vi è un certo immobilismo. In Parlamento è ancora arenata una mozione di Natalie Rickli (UDC) che chiede l'immediata cessione di Swisscom, mentre il liberale radicale Ruedi Noser ha da poco ritirato una mozione analoga pendente agli Stati. Troppo poche le possibilità di riuscita, ha evidenziato il "Blick".
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

