
L'UDC vodese lancia un'iniziativa volta a preservare il cantone dall'integralismo religioso. Il testo presentato ha quale obiettivo di meglio regolamentare una specificità vodese - il riconoscimento di pubblico interesse di una comunità religiosa - ma nel mirino vi è la confessione islamica. Del comitato d'iniziativa fanno parte membri dell'UDC Vaud nonché personalità fuori partito quali Sami Aldeeb, professore di diritto arabo e musulmano. Il testo sarà lanciato il 10 gennaio, con l'obiettivo di riunire almeno 12'000 firme in quattro mesi. Nel canton Vaud, soltanto le Chiese protestante e cattolica sono considerate come enti di diritto pubblico, uno statuto che consente loro di beneficiare di sussidi. La comunità israelita è riconosciuta di pubblico interesse, uno statuto al quale possono accedere anche altre comunità religiose. Hanno finora fatto una domanda in questo senso la comunità anglicana ed i cattolici-cristiani. Altre - la Federazione evangelica, gli ortodossi e l'Unione vodese delle associazioni musulmane (UVAM) - hanno manifestato il loro interesse. L'ottenimento dello statuto pone condizioni quali il rispetto dei principi democratici e la trasparenza finanziaria. Per evitare eventuali future derive, gli iniziativisti vogliono fare in modo che il riconoscimento a comunità religiosa di pubblico interesse "impedisca l'ottenimento di concessioni o di deroghe motivate o incoraggiate dalla credenza o la pratica religiosa", quali ad esempio cure sanitarie o insegnamenti specifici, dispense, giorni festivi o orari particolari, nonché diete alimentari specifiche e deroghe nell'abbigliamento. "La nostra iniziativa non permette di vietare il burqa", precisa il presidente del comitato e segretario dell'UDC Vaud Kevin Grangier. "Si tratta di un testo preventivo il cui obiettivo è di rimediare all'attuale assenza di basi legali", precisa. Anche se ammette che la situazione non è "allarmante" nel cantone, Grangier considera l'iniziativa come un "baluardo contro il comunitarismo, l'esatto contrario dell'integrazione". Consigliera comunale UDC e fondatrice della "Marcia Bianca", Christine Bussat ha enumerato dal canto suo "gli effetti devastatori" del comunitarismo religioso, quali gli studenti che rifiutano di stringere la mano alla loro maestra, i bagni pubblici che accettano il burkini o le donne velate. La Costituzione garantisce la libertà di coscienza e di credo, ha rilevato dal canto suo il consigliere nazionale UDC Michaël Buffat, "ma lo Stato non può negare la preminenza della nostra cultura su quelle importate dall'estero".
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

