
Non è il caso di "americanizzare" la politica svizzera. È quanto sostiene una vasta alleanza interpartitica contro l'elezione del Consiglio federale da parte del popolo. Accettare l'iniziativa dell'UDC, in votazione il 9 giugno prossimo, significa rafforzare lo spettacolo e il potere del denaro nella politica svizzera, sostengono gli oppositori di questo progetto. Rispetto al sistema attuale, le regioni linguistiche minoritarie sarebbero sfavorite, ha sottolineato il consigliere agli Stati Hans Stöckli (PS/BE). Il sistema delle quote previsto dall'iniziativa dell'UDC mette in concorrenza Romandi e Ticinesi e i piccoli non avrebbero alcuna possibilità d'imporsi. Ebbene, in Svizzera "non abbiamo bisogno di tutto ciò", ha dichiarato il consigliere agli Stati Fabio Abate (PLR/TI). In altre parole, la Svizzera italiana non avrebbe più alcuna possibilità di eleggere un proprio consigliere federale. Le minoranze vanno invece sostenute e rispettate, ha sottolineato. Fabio Abate ha esordito ricordando come l'affidabilità delle nostre istituzioni venga regolarmente proposta all'estero come un esempio. L'attuale sistema di elezione del Consiglio federale garantisce l'equilibrio e deve dunque rimanere nelle competenze dell'Assemblea federale. Durante la conferenza stampa sono stati sottolineati anche altri aspetti contrari all'iniziativa dell'UDC, che vuole cambiare un sistema che "è stato provato e sperimentato negli anni e ha avuto un ruolo importante nella storia del nostro Paese". Con un governo eletto dal popolo - ha detto la consigliera agli Stati Verena Diener (PVL/ZH) - i consiglieri federali sarebbero sempre in campagna elettorale. "Avrebbero dunque meno tempo per fare il loro lavoro e una politica oggettiva e seria non avrebbe, quindi, più la priorità". L'elezione da parte dei cittadini farebbe nascere la discordia in seno al Consiglio federale, ha aggiunto la consigliera nazionale Ruth humbel (PPD/AG). Infatti, consiglieri federali in campagna permanente, dunque sempre in concorrenza, non potrebbero più collaborare tra di loro, ha ricordato. A suo modo di vedere, la collegialità sarebbe messa a repentaglio e le indiscrezioni sarebbero all'ordine del giorno. Ma non è tutto: una campagna a livello nazionale costerebbe molto di più che a livello cantonale. I candidati al beneficio di un sostegno finanziario importante avrebbero dunque più possibilità di essere eletti, ha rilevato l'ecologista ginevrino Antonio Hodgers. La Svizzera - ha proseguito - non conosce alcuna regolamentazione in materia di trasparenza delle spese per le campagne, di doni o di limiti delle spese elettorali. Stando ai primi sondaggi, il popolo sarebbe attualmente diviso sulla risposta da dare all'iniziativa UDC. Finora, questo partito ha ricevuto qualche sostegno isolato. L'alleanza contro questa modifica costituzionale riunisce esponenti del PLR, PS, PPD, Verdi, PBD, Verdi liberali, PEV e del partito pirata. ATS
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