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«Valanghe», questa la parola che ha caratterizzato l'inverno
slf.ch - N. Haehlen, Canton Berna, 27.11.2025
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L'Istituto per lo studio della neve e delle valanghe (SLF) traccia un bilancio dell'inverno 2025/26 - «Registrati molti incidenti da valanga, ma il numero di vittime è nella media»

Neve, pioggia e vento sembrano rimandare l'arrivo della primavera, ma per l'inverno è già tempo di bilanci. Una stagione «che per lungo tempo è stata caratterizzata da una struttura sfavorevole del manto nevoso», scrive l'Istituto per lo studio della neve e delle valanghe (SLF), ricordando che la neve «scarseggiava in molte regioni tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026 e in questo periodo il manto nevoso ha subito un marcato metamorfismo costruttivo che lo ha fortemente indebolito». Un fenomeno che ha toccato soprattutto le regioni di Vallese, Ticino e Grigioni.

Nevicate e valanghe

Se inizialmente l'inverno non è stato caratterizzato dalla neve, lo stesso non si può dire della seconda metà della stagione. «Le nevicate più abbondanti sono state registrate a metà febbraio: i maggiori apporti di neve fresca sono stati registrati dal 10 al 13 febbraio nella parte occidentale estrema e settentrionale del Basso Vallese, dove sono caduti dai 100 ai 150 cm, mentre dal 15 al 18 febbraio, sempre nel Basso Vallese occidentale estremo, come pure sulla cresta settentrionale delle Alpi, sono stati misurati dai 90 ai 140 cm di neve fresca». Numeri che hanno portato a una situazione valanghiva eccezionale «e il 17 febbraio è stato raggiunto il massimo grado di pericolo, ovvero grado 5 (molto forte)». Una terza nevicata «registrata dal 18 al 22 febbraio ha portato un ulteriore metro di neve fresca nelle regioni settentrionali chiudendo questo periodo di precipitazioni abbondanti». Il grado di pericolo 5 era stato segnalato per l'ultima volta il 28 gennaio 2021. Mentre a marzo, «è stata dapprima registrata una diminuzione del pericolo di valanghe», perché la neve caduta il mese precedente si era assestata, e poi «è arrivato il colpo di coda dell'inverno, che ha portato oltre un metro di neve fresca sul versante sudalpino. Nella seconda metà del mese, invece, sul versante nordalpino è caduto circa un metro e mezzo di neve fresca in una settimana».

Incidenti e vittime

Un manto nevoso molto debole è sinonimo di valanghe perché gli strati di neve, detto in parole povere, non legano tra loro. Da un lato, «il problema di strati deboli persistenti non è facile da riconoscere sul territorio, nemmeno per gli esperti», viene sottolineato nel comunicato stampa. Dall’altro, «le valanghe che si distaccano negli strati profondi del manto assumono in genere dimensioni pericolosamente grandi». È questo che ha fatto dell'inverno 2025/26 una stagione in cui «si è dunque verificato un numero di incidenti da valanga superiore alla media: 171 eventi hanno coinvolto 244 persone». Negli ultimi dieci anni la media a fine marzo è stata di 127 incidenti con 182 persone coinvolte.

Parlando di vittime, invece, «le valanghe di questo inverno hanno completamente sepolto 37 persone (media degli ultimi 10 anni: 31 individui) e 15 vittime hanno perso la vita in 13 incidenti (media degli ultimi 10 anni alla fine di marzo: 14 morti)». Nella maggior parte di questi incidenti mortali «la valanga si è distaccata nel debole manto di neve vecchia, raggiungendo spesso grandi dimensioni». Inoltre, tra il 10 gennaio e il 22 febbraio «ogni giorno sono state registrate valanghe che hanno coinvolto delle persone e a sud di una linea Rodano-Reno si sono verificati nettamente più incidenti che a nord della stessa».